Ricordando Teodora Campagnaro

a 20 anni dalla sua scomparsa
(25 giugno 1963 – 9 luglio 2004)

La storia che raccontiamo oggi è quella di Teodora Campagnaro, violoncello, scomparsa vent’anni fa, il 9 luglio 2004, a Resena, vicino a Castelfranco Veneto, all’età di 41 anni.

Teodora si diploma nel 1984 presso il Conservatorio di Castelfranco Veneto, sotto la guida di Enrico Egano, con il massimo dei voti e la lode. Il suo maestro (Egano) usciva dalla scuola di Antonio Pocaterra a Padova e da quella di Adriano Vendramelli a Castelfranco Veneto. 
Si perfeziona quindi con il violoncellista americano Michael Flaksman, in occasione dei corsi presso la “Carl Flesh Akademie” di Baden-Baden e alla Musikschule di Schaffausen. Prosegue i propri studi superiori come violoncellista con Mario Brunello, Daniil Shafran  e soprattutto con Antonio Janigro, e come camerista con Franco Rossi, Rocco Filippini, il Trio di Trieste e Salvatore Accardo.

Consegue importanti riconoscimenti come solista: il 1° Premio al Concorso “V. Bellini” di Como, nel 1981, il 1° Premio alla “Rassegna Nazionale di Vittorio Veneto” nel 1984 e al Concorso di Palermo (1988). Collabora regolarmente in duo con il pianista Giovanni Battista Rigon, con il quale ottiene importanti riconoscimenti in alcuni prestigiosi Concorsi Internazionali di Musica da Camera: “Sergio Lorenzi” di Trieste (2° premio), “Città di Trapani” (2° premio) e “Vittorio Gui” di Firenze (4° premio, 1987).

Il Primo Premio al “Concours de Musique de Chambre” di Parigi, conseguito nel 1987 assieme a Rigon, arriva a confermare la sua piena maturità artistica e interpretativa. In quella occasione l’autorevole critico e compositore Pierre Petit scrive su “Le Figaro”:
Teodora Campagnaro possiede una sonorità di rara ricchezza, una mano sinistra impeccabile, un archetto ‘imperiale’ e soprattutto un fraseggio ammirabile e generoso, sempre pronto a far nascere in noi l’emozione; è una grande artista che forma con G.B. Rigon un duo di grandissima classe“.

Nel 1988 Teodora forma un Trio con Giovanni Battista Rigon (pianoforte) e Sonig Tchakerian (violino) in occasione di un concerto per gli Amici della Musica di Padova. I brani per violoncello e pianoforte di Ildebrando Pizzetti e Gian Francesco Malipiero in programma in questo concerto sono pubblicati nel canale Youtube degli Amici della Musica di Padova, come omaggio alla memoria di Teodora.

Nel 1990 il Trio prende il nome di Trio Italiano e frequenta l’Accademia al Castello di Duino con il Trio di Trieste, e poi l’Accademia Chigiana. Nello stesso anno il Trio ottiene un importante riconoscimento col Primo Premio al Concorso “Vittorio Gui” di Firenze, premio che contribuisce decisamente alla affermazione della giovane formazione. (NdR. il Concorso si tenne dal 1977 al 2013, dall’albo d’oro dei premiati ricordiamo: duo Vernikov/Bogino, 1979; duo Guglielmo/Violante, 1991; Trio di Parma, 1992; Quartetto Notos, 2013). Con il Trio Italiano Teodora svolge fino al 1994, una intensa attività concertistica (Amici della Musica di Firenze, Padova e Palermo, Musicades di Lione, Orchestra da camera di Padova e del Veneto, Biennale Musica Venezia, IUC di Roma, Unione Musica di Torino, per citarne alcuni). Dal 1992 al 2001 con il Trio Italiano prima, e poi come strumentista, Teodora partecipa regolarmente al Festival “Settimane Musicali al Teatro Olimpico” di Vicenza, nato proprio nel 1992 attorno al Trio Italiano.

Con il Trio Italiano svolge anche una importante attività discografica (integrale dei Trii di Schumann e Beethoven, Debussy e Ravel). È presente nell’integrale delle composizioni di Dragonetti, nel Duo con il contrabbassista Ubaldo Fioravanti e nel Quartetto n. 4. Con Aldo Orvieto e Andrea Vio incide per Stradivarius (nel 2004) alcuni brani di Malipiero: Sonata a 3 per violino, violoncello e pianoforte e Sonatina per violoncello e pianoforte.
Teodora ha registrato con l’Orchestra Filarmonica di Udine il Concerto di Édouard Lalo trasmesso  in diretta dalla RAI, e ha inoltre registrato per RAI Radio Tre e Radio France.

È stata ospite in qualità di camerista per importanti Stagioni concertistiche quali: Unione Musicale di Torino, Società del Quartetto di Bergamo, Società del Quartetto di Vicenza, GOG di Genova, Asolo Musica, Amici della Musica di Padova e ha suonato come solista con l’Orchestra del Teatro Verdi di Trieste, Orchestra Haydn di Bolzano, Orchestra del Teatro Filarmonico di Verona, Orchestra da camera di Padova e del Veneto collaborando con direttori quali Carl Melles, Hermann Michael, Dario Lucantoni. Ha collaborato in formazioni cameristiche di fianco a celebri artisti quali Bruno Giuranna, Giuliano Carmignola, Andrea Lucchesini, Benedetto Lupo, Alain Meunier, Pavel Vernikov, Mario Brunello, Filippo Faes, Domenico Nordio, Quartetto di Venezia, Quartetto Lafayette, Filippo Gamba.

È stata  tra i fondatori, assieme a Enrico Egano e a Mario Brunello, dell’Orchestra di 12 violoncelli “Heitor Villa-Lobos“: “12 violoncellisti che suonano insieme, un semicerchio legato da 12 archi, 48 corde e 24 mani”. Con loro nel 1995 ha inciso un CD con musiche di Villa-Lobos, Bach e Jobim.

Ha tenuto delle masterclass all’Istituto Santa Cecilia di Portogruaro e alla Fondazione Romanini di Brescia. Ha insegnato al Conservatorio di Vicenza, Rovigo e Castelfranco Veneto.

Il 9 ottobre 2004 Mstislav Rostropovič sceglie un violoncello del liutaio Loeiz Honoré per una donazione in memoria di Teodora, promossa dagli amici e colleghi Salvatore Accardo, Mario Brunello, Enrico Dindo, Rocco Filippini.
Questo violoncello, denominato “Teo“, “si distingue per la personalità, non solo estetica, perché è uno strumento imponente che si fa subito notare”. Da allora il violoncello è stato destinato, a cura dei fondatori dell’iniziativa, a vari studenti che lo hanno custodito e suonato per 2 o 3 anni, durante i quali hanno potuto integrare i loro studi e concerti con uno strumento di valore. Attualmente “Teo” è affidato ad un giovane allievo di Trento.

A 15 anni dalla sua scomparsa, l’edizione 2019 del Festival Internazionale di Musica da Camera “Incontri Asolani” viene dedicata alla memoria di Teodora: che tante volte ha calcato il palcoscenico del San Gottardo e del Teatro Duse nel corso degli “Incontri Asolani”.

Nel maggio/giugno 2024, per la 33a edizione delle Settimane Musicali al Teatro Olimpico, Sonig Tchakerian, direttrice artistica del Festival vicentino, lancia l’iniziativa “Cara Teodora” per ricordarla con i pensieri e gli affetti di quanti l’hanno conosciuta e amata, e racconta: “Vent’anni che Teodora Campagnaro non c’è più, che il suo violoncello non canta come faceva con il Trio Italiano, con i tanti complessi cameristici ai quali offriva la sua musicalità, con il suo ensemble di 12 violoncelli. Avrebbe creato una scuola, Teodora, ma non ne ha avuto il tempo”. (settimanemusicali.eu)

OMAGGI, RICORDI, MEMORIE

È morta Teodora. La sua vita era la musica
Venerdì mattina all’ospedale di Castelfranco si è spenta Teodora Campagnaro di 41 anni, vinta da un terribile male. Assieme a Teodora, è scomparsa una pagina di storia della musica della nostra città. Sin da bambina infatti, si era dedicata con tutta se stessa alla musica, sviluppando la sua innata predilezione per il violoncello, diplomandosi con il massimo dei voti e lode al Conservatorio Steffani. Più che una passione, quella di Teodora per la musica era una vera e propria vocazione, che accomunava tutti i membri della famiglia Campagnaro. Dopo il diploma infatti continuò a perfezionarsi nello strumento sotto la guida di maestri indiscussi come Janigro, Flaksman, Shafran e il castellano Mario Brunello, conseguendo prestigiosi riconoscimenti in Italia e all’estero, incidendo dei dischi ed esibendosi sia con orchestre che da solista. Da alcuni anni deteneva la cattedra di violoncello nel Conservatorio castellano, grazie alla quale riusciva a trasmettere l’amore per la musica e il “senso dell’arte” ai propri alunni. Dopo la diagnosi della malattia, Teodora aveva cercato di reagire, vincere questa difficile prova con l’animo di sempre, come ricorda la sorella Marcella “tenace nelle difficoltà ma allo stesso tempo dolce e solare”. 
(E.C. – Il Gazzettino, Castelfranco Veneto, 11 luglio 2004)


Se invece mi fossi messa a cantare…
Ho conosciuto Teodora nel 1984, avevamo entrambi vent’anni. Lei già talento riconosciuto, alla scuola di Enrico Egano, invitata ad insegnare al Conservatorio di Vicenza ancor prima del termine dei suoi studi, io diplomato in pianoforte, con una grande passione per la musica da camera, nutrita dagli ascolti dei leggendari Trio di Trieste e Quartetto Italiano.
Fu proprio in occasione di alcune lezioni con Paolo Borciani, leader del Quartetto, con il Klavierquartett di Schumann, che avvenne il nostro primo incontro musicale: quando poi Teodora mi disse che cercava un pianista per iniziare una collaborazione stabile in duo, fui lesto a propormi.
Il nostro primo concerto in duo ebbe luogo a Bologna, all’inizio del 1985, alla sala Bossi: il programma comprendeva Boccherini e Fauré, oltre a una Suite di Bach che Teodora eseguiva da sola.
Il grande repertorio sonatistico, che non avemmo tempo di preparare in occasione di quel primo recital, iniziammo subito ad affrontarlo nelle settimane successive: la prima di Brahms, la quinta di Beethoven, la Sonata di Debussy… queste le prime cose che portammo a lezione da Michael Flaksmann e da Franco Rossi – anch’egli del Quartetto Italiano, forse la sua anima musicale – che ci conquistò per la sua umanità e per la dedizione totale, senza compromessi, alla musica.
Negli anni il repertorio si andava ovviamente ampliando: Bach, Schubert, Schumann, Chopin, Strauss, Fauré, Britten, Šostakovič… Non avrebbe senso qui un elenco di tutti i concerti, ma l’attività del duo fu propiziata inizialmente dalla partecipazione e dalla vittoria in alcuni importanti concorsi internazionali: nel 1986 il Premio Lorenzi – che segnò anche il primo incontro con Dario De Rosa, pianista del Trio di Trieste che presiedeva la commissione -, nel 1987 il Concorso di Trapani e soprattutto il Grand Prix “Albert Roussel” di Parigi che ci portò, con l’assegnazione del Primo Premio, la possibilità di suonare alla Salle Gaveau e una entusiastica recensione di Pierre Petit su Le Figaro, il quale definì Teodora “un archet imperial.”
Ma oltre al suono caldo e affascinante del suo arco, Teodora aveva tra le sue doti una grandissima musicalità, un senso innato del fraseggio e del respiro del canto (aveva peraltro una bella voce di soprano lirico, e a volte diceva scherzando: “caspita, se invece che fare tanta fatica sul violoncello mi fossi messa a cantare…”). La sua straordinaria comunicativa, quando suonava, si esprimeva non solo con il suo suono bellissimo, ma con tutto il suo essere: era come se si trasfigurasse e si fondesse con la musica che eseguiva, in un’armonia non forzata o artefatta, ma autentica, e che per questo conquistava il pubblico.
Ancora prima di iniziare la collaborazione con Teodora, suonavo già in duo violino pianoforte con Sonig Tchakerian – che sarebbe poi diventata mia moglie – e fu forse proprio questa la circostanza che propiziò l’invito, da parte di Filippo Juvarra e degli Amici della Musica di Padova, per il nostro primo concerto in formazione di Trio, nella primavera del 1988.
Si trattava di un programma dedicato ai musicisti della generazione dell’80, effettivamente per la maggior parte sostenuto dalle due formazioni di duo: la stessa Sonata a tre di Malipiero, in chiusura della serata, prevede il trio completo soltanto nell’ultimo movimento. Fu però un debutto felice, che ci portò qualche mese dopo ad affrontare un programma tutto di Trio – Mozart, Beethoven, Šostakovič – e a decidere di dedicarci allo studio di questo repertorio con il Trio di Trieste, prima ai corsi dell’Accademia al castello di Duino, poi all’Accademia Chigiana di Siena. Avere il privilegio di suonare con Teodora e con Sonig, due strumentiste ad arco meravigliose, e poter studiare sotto la guida del leggendario Trio che fin da ragazzo ascoltavo nei dischi Deutsche Grammophon, lo considero ancora una delle esperienze musicali più belle ed importanti della mia vita.
Il Trio con Teodora, che dalla vittoria del Premio Gui nel 1990, si chiamò Trio Italiano, portò tante e molteplici esperienze musicali, che sarebbe qui lungo e superfluo elencare. Moltissimi concerti, tra i quali potrei ricordare quelli per l’Unione musicale di Torino, gli Amici della Musica di Firenze e di Palermo, la Biennale Musica, per la IUC di Roma e la Scarlatti di Napoli, la partecipazione ai Festival di Cremona e delle Settimane Musicali di Napoli. Preziose collaborazioni con altri musicisti in formazione “allargata”, in particolare con la viola di Bruno Giuranna, per i quartetti di Brahms e il quintetto di Šostakovič.
Molte incisioni discografiche, e qui il ricordo di Teodora si unisce a un altro, altrettanto affettuoso, quello di Gian Andrea Lodovici, che ci propose di registrare – primo Trio di nazionalità italiana, dato che stranamente neppure i nostri maestri del Trio di Trieste l’avevano mai realizzata – l’integrale dei trii di Beethoven.
Scrivo questo ricordo senza consultare alcun archivio, e molto ho omesso e certo dimenticato: ma, al di là delle singole interpretazioni di Teodora, che non si esauriscono ovviamente in quelle in cui ho avuto il privilegio di essere con lei, credo che il ricordo del suo modo, così personale e comunicativo, di fare musica, rimarrà sempre vivo in chi l’ha conosciuta e ascoltata, così come è per me. (Giovanni Battista  Rigon, Conservatorio B. Marcello, Venezia)


Nei sette anni in cui ho conosciuto Teodora 
Nei sette anni in cui ho conosciuto Teodora, dapprima come collega al Conservatorio e poi attraverso i tanti concerti fatti insieme, la nostra amicizia, divenendo profonda, ha fatto sì che la sentissi, sempre di più, come una sorella. 
Credo che, con lei, ciò accadesse in maniera molto naturale, grazie a quella sua specialissima autenticità – verità direi – nel porsi, nello scherzare, nel vivere, e soprattutto nel far musica; autenticità che, in quella forma, non ho ritrovato in nessun altro.
Si dice “Nomen Omen” e forse, nel suo cognome, era già significato il destino di chi affonda saldissime radici nella terra, da cui trae una vigorosa linfa di verità, la quale permette poi al Dono di Dio “θεος δωρον” di germogliare, crescere, fiorire e fruttificare nella musica, nella bellezza e nella Grazia che rispecchiano in sé l’energia primigenia e la sapienza del Creatore. 
La sua musicalità così fluida e naturale, capace di cogliere a colpo sicuro tutto ciò che è intenso e significativo nella musica per restituirlo nella maniera più limpida, risplendeva non solo quando Teodora suonava, ma anche quando cantava. Aveva una delle voci più intonate, limpide, espressive e poetiche che io abbia ascoltato, pur non essendo una voce impostata (o forse proprio per quello). Quando Teodora cantava, si pregava Iddio che non smettesse. 
Ricordo la prima volta che stavamo entrambi studiando la Sonata per cello e piano di Poulenc, per poi suonarla insieme: tutti e due eravamo stati colpiti, stregati direi, dal poeticissimo pedale di tonica che conclude la Cavatina (forse l’ultimo pedale di tonica della Storia della musica, certamente uno dei più belli…). Bastò che io glielo accennassi con la voce, perché Teodora me lo cantasse dall’inizio alla fine, precisissimo, espressivo, anticipando con gli occhi le modulazioni più sorprendenti e poetiche, quasi come per intenderci, per goderne insieme, immaginandole e condividendole nello stesso momento. Avevamo notato le stesse cose, amavamo le stesse cose, e volevamo ricrearle, trasmetterle al pubblico esattamente allo stesso modo. 
Ricordo quanto fui emozionato e commosso da quella comunione di sensibilità e intenzioni. 
Quella stessa voce faceva finire me e altri comuni amici letteralmente sotto la tavola dalle risate quando ci raccontava la barzelletta di Cenerentola (quella che finiva con “dò, dò e mesa…”) che non provo neppure a spiegare, perché mai più la sentirò, né voglio sentirla, con il totale, disarmante candore, e con gli accenti popolareschi con cui la raccontava lei. 
Sentirla negli ultimi mesi ferita, aggredita dal male, comprendendo alla fine quanto che l’ingiustizia atroce della natura poteva strapparle la vita, ma non la sua verità interiore, né il suo spirito luminoso, il suo infallibile istinto che la conduceva sempre verso la bellezza, è stato lacerante e dolorosissimo per tutti noi che le abbiamo voluto bene. 
Ma è anche stato un modo per sentirla ancora più vicina, e per sapere, da quel momento in poi, con assoluta certezza, che sarebbe vissuta per sempre nei nostri cuori. (Filippo Faes, Conservatorio A. Steffani, Castelfranco)


Ma è come amica che mi manca maggiormente 
Con grande gioia posso dare la mia testimonianza su Teodora. In realtà la nostra storia si è intrecciata ben prima della nostra avventura comune nei Villa Lobos. Il nostro primo incontro fu al Conservatorio quando fummo messi nello stesso leggio per una produzione che accorpava allievi sia di Venezia che di Castelfranco. 
Fu così che ebbi modo di conoscerla e suonando assieme mi accorgevo del suo talento e dovevo sudare per starle dietro. Da qui è nata un amicizia che si è poi protratta fino alla fine della sua giovane vita. Naturalmente con i Villa Lobos abbiamo potuto passare molto tempo assieme tra prove, concerti, tournée e incisioni. Lei era sempre rispettata da tutti e, nonostante la presenza di grandi violoncellisti come Egano e Brunello, riusciva sempre ad essere una colonna importante e dava un contributo notevolissimo in termini di qualità di fantasia di abnegazione.
L’ho avuta come collega in tantissimi esami in vari conservatori dove abbiamo insegnato e devo dire che i nostri giudizi erano sempre concordi in tutto. 
Poi ho avuto il piacere di suonarci assieme anche col mio Quartetto in opere di Boccherini e Schubert, e ho il ricordo di una esecuzione magica.
Ma è come amica che mi manca maggiormente, trovavo in lei la persona più adatta con cui confidarmi quando avevo qualche problema, e lei sapeva sempre dirmi una bella parola o darmi il consiglio migliore. Era una persona veramente speciale e la sua presenza resterà sempre nel mio cuore così come in tutti quelli che l’hanno conosciuta. (Angelo Zanin, violoncello del Quartetto di Venezia)


Teodora e l’arte di accogliere
Se in ogni persona scorre il sangue dei genitori, in ogni musicista che abbia avuto la fortuna di incontrarne, scorre il pensiero dei veri maestri. 
Allora lo sentivo solo, ma non lo capivo, ora lo so: Teodora Campagnaro era una Maestra con la M maiuscola. Certo Teodora era innanzitutto un’eccellente violoncellista. Ma aveva un vero interesse per l’insegnamento, forse trasmesso da Antonio Janigro, anche lui un grande insegnante, a sua volta formatosi con Diran Alexanian a Parigi, pure lui un appassionato di pedagogia. Alexanian che fu assistente di Casals a Parigi, aveva studiato con Grutzmacher, e suonato con Joachim e Brahms. In Teodora, c’era il pensiero di questi grandi maestri e non solo quello musicale, ma quella rara passione per la trasmissione. Rara in quanto genuina. 
In molti insegnanti (e non solo di musica) la trasmissione è una forma di dimostrazione, una ricerca di allievi che escano vittoriosi dai concorsi più prestigiosi. Per molti altri trasmettere è una forma di potere, trasmettere per plasmare, per continuare a esistere nell’altro (il mio allievo). In Teodora non c’era nulla di questo, la sua era passione per la musica, per il suono del violoncello. Ed era questo suo profondo amore per la musica che desiderava e sapeva condividere e trasmettere con gioia e intensità. E ancora questo amore per la musica che le permetteva di lasciare il posto all’altro, di accogliere la diversità dell’allievo.
A Villa Contarini o a casa sua, andare a lezione da Teodora era per me, giovane diplomato, fonte di forti emozioni. Teodora sapeva accogliere con semplicità, senza dimostranze, e le emozioni e lo stress scomparivano in pochi istanti, cancellati dal suo sorriso e dalla sua voce sempre rassicurante e incoraggiante. “Dai Daniele che ce la fai”, parole che hanno risuonato e risuonano in me con forza, ben oltre il violoncello.
Essere presenti, non è facile. Voglio dire, essere proprio là ad ascoltare, mettersi al posto di, cercare l’intoppo, proporre una pista, dare fiducia, essere la prova dell’amore per la musica. Non è facile. Cancellare, almeno per un attimo, i timori di non farcela, incoraggiare, saper ridere, senza derisione, ma per il piacere di essere assieme. Non è facile. Essere vivi, sprizzare gioia e entusiasmo come l’acque con le bollicine, trovare non solo la parola giusta, ma il tono giusto, col sorriso e gli occhi che brillano come un cielo stellato. Non è facile.
In Teodora queste qualità erano non solo presenti, ma erano appunto genuine, schiette, spontanee, il che non vuol dire che non fossero coltivate. Insegnare e trasmettere è come accogliere in un bel giardino. I fiori sono freschi e profumati, gli alberi rigogliosi, sembra siano sempre stati là. Trasmettere è creare convivialità, ben oltre il titolo di studio, ben oltre il risultato, la performance o il successo. È prendersi cura, per essere, assieme. E ora noi siamo te. (Daniele Schön, Co-Direttore dell’Instituto di Neuroscienze dei Sistemi, CNRS, Marsiglia)


La sua voce, il suo sorriso
Teodora è stata un faro e un esempio. Ha lasciato in ognuno di noi un’impronta indimenticabile che sta accompagnando tuttora le nostre vite e le varie professioni che abbiamo intrapreso. Ci ha accolti senza pregiudizi trasmettendoci fiducia e insegnando con passione, professionalità ed estrema competenza. Nonostante il passare del tempo, è sempre vivo in noi il ricordo della sua forte personalità, dell’energia, dell’entusiasmo, della sua voce e del suo sorriso. Con infinita gratitudine e riconoscenza. 
(I suoi Allievi: Paola Amoruso, Laura Balbinot, Chiara Cigana, Sara Coser, Francesca Favit, Chiara Furlanut, Tiziana Gasparoni, Paola Herbertson, Mario Licciardello, Lorenza Loro, Alessandro Menegardi, Diego Palermo, Luisa Peresson, Caterina Rossi, Erica Scapin, Chiara Urli, Elena Vianello)


Una costellazione di parole
Il desiderio di ricordare nel migliore dei modi con parole scritte una persona, che non c’è più, induce il timore di non riuscire a riempire quel cerchio di frasi al centro del quale si desidera (o spera) porre la figura di quella persona. Questo sto provando mentre mi accingo a scrivere di Teodora, ma sull’onda del ricordo di studi passati trovo conforto…
”un significato non può essere descritto da una parola, ma solo da una costellazione di parole” e dunque, se ciò è valido per la linguistica, a maggior ragione lo sarà per quella moltitudine di “significati” che è un essere umano. 
Ho conosciuto Teodora prima come studentessa, poi come musicista-violoncellista e poi ancora come collega docente… e infine come amica. Del primo periodo ho pochi ricordi, che sono filtrati per lo più attraverso le conversazioni con l’amico e collega Enrico, suo Maestro. La parola che vorrei fissare per quel tempo è “Volontà”. 
Agli anni in cui invece era collega di esperienze musicali risalgono molti più ricordi; a quel tempo, in particolare nel partecipare assieme all’ensemble di dodici violoncelli (la famosa Villa-Lobos), devo la fortuna di aver conosciuto Teodora. A questo punto aggiungerei la parola “Passione” perché nella musica la muoveva un motore inarrestabile di amore profondo per ciò che faceva ed era meravigliosamente contagiosa! 
È venuto poi il tempo di essere colleghi, in quanto docenti nello stesso Conservatorio; ricordo le sue lotte per smuovere la burocrazia. Era sparita ogni forma di distanza che esisteva dai tempi del primo periodo; eravamo colleghi, in senso paritetico, con un desiderio di comune impegno verso un obiettivo che non serviva esplicitare: il bene dei nostri studenti. Forse aveva ereditato dal suo insegnante la capacità di essere tranchant e lo era quando percepiva nei discorsi la vacua perifrasi atta solo a evitare di dire il vero o il compromettente. Tra tante parole che mi vengono in mente… ne sceglierei una: “Etica”. Infine è giunto il “tempo grave” … il tempo della malattia. Lì ho conosciuto, o meglio posso dire riconosciuto l’amica. Scintille di pura umanità, che costantemente continuano ad accompagnarmi nella vita. Qui mi risulta terribilmente difficile scegliere una sola parola escludendone altre; mi concedo di usarne due, come fossero stelle gemelle:  “Amore per la Vita”.
Sono certo che a questa costellazione aperta altre persone sapranno aggiungere ulteriori parole che illumineranno al meglio la figura di Teodora, io posso da ultimo solo aggiungere un affettuoso “grazie Teo”. 
(Pietro Serafin, Conservatorio G. Tartini, Trieste)


Andrea, guarda …
Una donna unica e meravigliosa Teodora.
Ci siamo incrociati più volte e sempre con gioia, stima ed affetto abbiamo condiviso momenti di grande musica, amicizia ed entusiasmo.
È ancora vivo il ricordo del suo sorriso, della dolcezza d’animo che avvolgeva la sua persona, contagiosi per chi la incontrava, la sua simpatia. Una musicista di grandissimo valore: memorabili le esecuzioni del Quintetto di Schubert, lei una leonessa, una felice intesa, immediata, la naturalezza, il piacere di suonare sempre col sorriso sulle labbra.
La registrazione della Sonata a tre di Malipiero con Aldo Orvieto, un altro meraviglioso incontro; era stupendo suonare con lei, musicista di estrema competenza stilistica unitamente ad una rara capacità di ascolto e una costante ricerca del dialogo.
Un ricordo dolcissimo: durante una pausa della registrazione mi disse: “Andrea, guarda”, con una dolcezza indescrivibile mi mostrò la foto di suo figlio nato da poco e mi venne spontaneo abbracciarla, un momento di grande emozione per entrambi. Teodora sei nel mio cuore. 
(Andrea Vio, primo violino del Quartetto di Venezia)


Il canto della lontananza
Il disco malipieriano Il canto della lontananza fu pubblicato da Stradivarius nei primi mesi del 2005 e reca la dedica “A ricordo di Teodora Campagnaro”. Il titolo fu una scelta editoriale che non aveva alcun riferimento alla scomparsa di Teodora; riprendeva infatti uno dei titoli delle opere di Malipiero del volume. Pur tuttavia, noi musicisti che vivemmo con Teodora i mesi delle prove e della registrazione sentiamo oggi quel titolo come un omaggio alla grande musicista prematuramente scomparsa. Chi vorrà ascoltarlo sentirà il ‘canto’ di Teodora tutt’altro che lontano e riceverà una palpabile, fisica esperienza dell’energia che pervadeva ogni suono emesso dal suo violoncello. Pur in un approccio severo, essenziale, scevro da qualunque forma di retorica, si ammutolisce – si pensi al periodo in cui fu registrato – di fronte alla vitalità del suo far musica. Realizzato all’Istituto “La Montanina” di Velo D’Astico il 16 e 17 febbraio 2004 rappresenta uno dei suoi ultimi doni musicali, frutto di quel breve periodo in cui Teodora, ripresasi parzialmente dalla malattia, attraversò una fase relativamente positiva, con speranza di guarigione. Non ho episodi da riferire riguardo i mesi di prove insieme e la registrazione. Proprio per questo, con ammirazione, ripenso alla ‘naturalezza’ con cui Teodora ha vissuto anche la malattia. Così era Teodora, pervasa da una volontà ferrea, da una serietà e un’etica ‘senza deroghe’, tanto da mantenere integro il suo candore persino di fronte ai misteri della vita e della morte. (Aldo Orvieto, Conservatorio C. Pollini, Padova)


LA MUSICA DI TEODORA CAMPAGNARO
Canale Youtube degli Amici della Musica di Padova


1. Ildebrando Pizzetti: Tre Canti per violoncello e pianoforte
2. Gian Francesco Malipiero: I. Allegro impetuoso per violoncello e pianoforte 
(Primo Tempo della Sonata a tre per violino, violoncello e pianoforte)

Teodora Campagnaro, violoncello
Giovanni Battista Rigon, pianoforte

(registrazione Sala dei Giganti, Padova: 9 marzo 1988)


I CONCERTI DI TEODORA 
per gli Amici della Musica di Padova

20 Novembre 1982 ore 21
Auditorium Istituto Boaga – Cadoneghe 
QUARTETTO D’ARCHI G. F. MALIPIERO 
E. Rebellato, G. Stevanato – violino
L. Volpato – viola
T. Campagnaro – violoncello 
W. A. Mozart: Adagio e fuga K 546 
G. F. Malipiero: Rispetti e strambotti
L. van Beethoven: Quartetto op. 18 n. 4 

15 Maggio 1987 ore 21
Gabinetto di Lettura Este 
TEODORA CAMPAGNARO – violoncello
GIOVANNI BATTISTA RIGON – pianoforte 
L. van Beethoven: Sonata n. 3 op. 69 
C. Debussy: Sonata
J. Brahms: Sonata op. 99 

8 Marzo 1988 ore 10.30 (Concerto per le scuole)
9 Marzo 1988 ore 21
Sala dei Giganti
SONIG TCHAKERIAN – violino
TEODORA CAMPAGNARO – violoncello
GIOVANNI BATTISTA RIGON – pianoforte 
A. Casella: Siciliana e burlesca op. 23 bis per pianoforte, violino e violoncello
O. Respighi: Sonata P110 per violino e pianoforte
M. Castelnuovo-Tedesco: Figaro, trascrizione da concerto da “Il barbiere di Siviglia” di G. Rossini per violino e pianoforte 
I. Pizzetti: Tre canti per violoncello e pianoforte
G. F. Malipiero: Sonata a tre per pianoforte, violino e violoncello 
Ciclo “Le stagioni italiche”: i musicisti della generazione dell’80

20 Novembre 1991 ore 21 
Sala dei Giganti 
TRIO ITALIANO 
S. Tchakerian – violino
T. Campagnaro – violoncello 
G.B. Rigon – pianoforte 
W. A. Mozart: Trio K 548 
F. Schubert: Trio op. 99 

9 Febbraio 1994 ore 21 
Studio Teologico Basilica del Santo 
TRIO ITALIANO 
S. Tchakerian – violino
T. Campagnaro – violoncello 
G.B. Rigon – pianoforte
L. van Beethoven : Trio op. 1 n. 2; Trio op. 70 n. 2 
Ciclo “I Trii di Ludwig van Beethoven” – IV concerto 

25 Ottobre 1995 ore 21
Auditorium C. Pollini 
QUARTETTO LAFAYETTE 
A. Elliot-Goldschmid – violino
S. Stanis – violino
J. Hood – viola
P. Highbaugh-Aloni – violoncello 
TEODORA CAMPAGNARO – violoncello 
R. Clarke: Poem for String Quartet
R. Crawford Seeger: Quartet
F. Schubert: Quintetto op. postuma 163 D 956 
In collaborazione con Istituto di Cultura Italo- Tedesco 

1 Dicembre 1997 ore 18.30 
Teatrino dell’Istituto Musicale G. F. Malipiero C.A.M.P. 
TRIO ROGLIANO – CAMPAGNARO – DEORITI 
M. Rogliano – violino
T. Campagnaro – violoncello
M. Deoriti – pianoforte 
G. Petrassi: Elogio per un’ombra per violino solo
K. Pendercki: Per Slava per violoncello solo 
J. Brahms: Ninna Nanna ; Trio op. 101 
Concerti per le scuole 

26 Marzo 1998 ore 20 
Auditorium C. Pollini
JÖRG SCHNEIDER – tenore
DOMENICO NORDIO – violino
RENATO DONÀ – violino
DAVIDE ZALTRON – viola
TEODORA CAMPAGNARO – violoncello
FILIPPO FAES – pianoforte 
DANILO MARCHELLO – corno
PAOLA SENO – contralto
ATHESTIS CHORUS – coro da camera 
FILIPPO MARIA BRESSAN – maestro del coro 
F. Schubert:
Quartetto op. 161 D 887 ;
Quattro Lieder per canto e pianoforte (Der Kreuzzug D 932, Die Sterne op. 96 n. 1 D 939,  Der Wanderer an der Mond op. 80 n. 1 D 870, Fragment aus Aischylus D 450) ;
Ständchen D 920 per contralto, coro di voci femminili e pianoforte ;
Trio per pianoforte, violino e violoncello op. 100 ;
Auf dem Strom D 943 per voce, corno e pianoforte ;
Die Allmacht D 852 per canto e pianoforte ;
Schlachtgesang op. postuma 151 D 912 per doppio coro maschile 
(ricostruzione del Concerto del 26 marzo 1828, Musikverein, Vienna)

17 Gennaio 2002 ore 21
Auditorium C. Pollini 
ENSEMBLE PUNTO IT
L. Gorna 
– violino
T. Campagnaro – violoncello 
G. Giannelli Viscardi – flauto 
R. Carbonara – clarinetto
F. Faes – pianoforte 
MILENA VUKOTIC – voce recitante 
A. Schönberg: Verklärte Nacht op. 4 
(trascrizione per trio con pianoforte di E. Steuermann)
V. Ullmann: Die Weise von Liebe und Tod des Cornets Christoph Rilke 
(melologo per voce e pianoforte)
A. Schönberg: Kammersymphonie op. 9 
(trascrizione per flauto, clarinetto, violino, violoncello e pianoforte di A. Webern)