per Luigi Dallapiccola (1904-1975) nel 50° della sua scomparsa

L’omaggio che qui presentiamo è una ampia ricognizione, curata da Francesco Dalla Libera, della presenza di Luigi Dallapiccola e della sua musica in quasi cento anni (1927-2025) di vita musicale padovana.

Un omaggio che accompagno con un ricordo personale, legato proprio al concerto del Duo Dallapiccola-Materassi del 2 dicembre 1969 alla Sala dei Giganti.

Da pochi mesi abitavo a Padova, dove studiavo al Conservatorio e all’Università e il mio primo approdo in città fu quello del Centro d’Arte, con il quale iniziai subito a collaborare. Fu appunto in occasione del concerto di Dallapiccola che andammo, con Francesco Spolaore (allora consigliere del Centro d’Arte) a trovare sui colli l’insigne studioso padovano Pierluigi Petrobelli, che voleva essere sicuro che il programma di sala fosse a posto, per evitarci brutte figure con il Maestro. Prima del concerto Silvio Omizzolo – allora direttore del Pollini – mi presentò come “gira pagine” a Dallapiccola, che mi raccomandò “non una girata virtuosistica

In questo stesso periodo conobbi ai concerti del Centro d’Arte Francesco Dalla Libera e nacque così una amicizia e un impegno profondamente condiviso al Centro d’Arte prima e agli Amici della Musica poi, e che dura tuttora: “notre amitié est invariable”, per usare un motto schubertiano.

Qualche giorno dopo, il 6 dicembre, eravamo al concerto straordinario di Thelonius Monk e del suo Quartetto, che il Centro d’Arte aveva organizzato al Cinema Teatro Pio X.
All’indomani andammo in montagna nella casa di famiglia di mia madre a Sega di Ala. Ed il discorso ritorna così a Luigi Dallapiccola e alle sue origini “trentine”, anzi “alensi”.
Filippo Juvarra

1 – PADOVA E DALLAPICCOLA
cronologia

1927
Dallapiccola ascolta a Padova, al Teatro Verdi,  per la prima volta Les Noces  di Stravinskij dirette da A. Casella. Il concerto è organizzato dall’Istituto Musicale Cesare Pollini e dalla Società di Concerti Bartolomeo Cristofori (9 aprile)
Tre anni prima, l’altro ascolto decisivo per il giovane compositore, fu quello del Pierrot lunaire di Schönberg, che sentì diretto dall’autore a Palazzo Pitti. È lo stesso concerto che il Pollini e la Bartolomeo Cristofori, in collaborazione con la Corporazione delle Nuove Musiche, organizzarono a Padova

1930
Concerto del Duo Dallapiccola – Materassi per la Società di Concerti Bartolomeo Cristofori a Padova (Sala dell’Istituto Musicale Cesare Pollini in via Carlo Leoni, 22 marzo). Dallapiccola ha forse per la prima volta occasione di eseguire Tartini, autore che poi avrebbe ripreso. 
È il primo di una lunga serie di concerti che legò per oltre trent’anni – di collaborazione professionale e di fraterna amicizia – Luigi Dallapiccola al violinista Sandro Materassi (1904-1989). Materassi aveva avuto Dallapiccola come allievo di violino complementare nel 1926 al Conservatorio di Firenze. Nei loro programmi, oltre a capisaldi del repertorio classico-romantico (Haydn, Beethoven, Schubert, Brahms) figureranno pagine fondamentali della letteratura del ‘900 (le Sonate di Janáček, Debussy, Ravel, la Deuxième Sonate di Milhaud, la Sonata op. 11 n. 1 di Hindemith, il Duo concertant di Stravinskij)

Sala dell’Istituto Cesare Pollini


1932
Compone Estate. L’Editore Zanibon di Padova lo pubblica nel 1934 quale premio del Bando promosso dal Sindacato Nazionale Musicisti. Il brano viene ristampato nel 1984

1938
Divertimento in quattro esercizi per soprano, flauto, oboe, clarinetto, viola e violoncello: Gruppo Strumentale Italiano: L. Ferro, R. Fantuzzi violini, G. Michieli viola, A. Pais violoncello, S. Clerici flauto, T. Riedmiller oboe, F. Miotto clarinetto, E. Volpini fagotto, E. Maggiolini tromba,  C. Gatti arpa, G. Vivante soprano, N. Sanzogno direzione (Società di Concerti Bartolomeo Cristofori, 17 marzo).
 
Il brano è uno dei primi successi internazionali di Dallapiccola: Casella lo dirige a Praga al XIII Festival della SIMC nel 1935. L’anno prima era stato eseguito a Ginevra per “Le Carillon”

1938-1941
Firenze, Covigliaio, Padova: compone i Canti di prigionia

1939-1943       
Carlo Anti, rettore dal 1932 al 1943 della Regia Università degli studi di Padova, dopo la riapertura della storica Sala dei Giganti al Liviano a fine 1939, vi organizza una serie di concerti sinfoniciin collaborazione con l’Istituto Musicale Pollini e la Società di Concerti Bartolomeo Cristofori, autorevolmente presieduti dall’Avv. Sergio Leoni. Stagioni che nascono dalla grande passione e competenza musicale del Rettore e anche dal rapporto di amicizia instaurato sin dal 1936 con Gian Francesco Malipiero, che negli anni 1938-1941 è direttore dell’Istituto Musicale Pollini. Una amicizia consacrata dalla dedica ad Anti di Patavina lumina, la cantata che Malipiero compone per l’Università di Padova e che sarà eseguita nel 1943

Sala dei Giganti

1939
Ritorna a Padova per un concerto con il Duo (7 dicembre)

1940
Luigi Dallapiccola  è commissario ministeriale per gli esami di composizione all’Istituto Musicale Cesare Pollini, di cui è direttore Gian Francesco Malipiero. Tre i diplomati: nella sessione estiva Bruno Coltro, in quella autunnale Sandro Dalla Libera e Franco Baldanello (quest’ultimo contesterà a Dallapiccola le valutazioni dell’esame in una lettera polemica, che Malipiero gli chiederà subito di ritirare). Sempre in ottobre Dallapiccola invia a Malipiero una lettera, nella quale gli descrive il programma del corso completo di composizione al Conservatorio di Firenze.
Si colloca in questo contesto il ricordo della serata trascorsa a Padova da Dallapiccola con Malipiero. (Ma, fra tutti questi incontri – nella mia memoria – è particolarmente impresso quello, sinistro, del 10 giugno 1940 a Padova, quando si ascoltò la dichiarazione di guerra, proclamata dallo « storico balcone», e la serata che si passò insieme, in uno stato di disperato mutismo)

1942
Concerto del Duo al Centro del Littorio. Musiche di Debussy, Stravinskij, Tartini, Brahms (12 febbraio)

Piccolo concerto per Muriel Couvreux: Orchestra costituita da musicisti di Venezia e di Padova, L. Dallapiccola pianoforte, N. Sanzogno direzione (Sala dei Giganti, 25 maggio). La prima esecuzione era avvenuta a Roma il 1°maggio 1941 al Teatro  delle Arti. È questo uno dei concerti sinfonici organizzati da Carlo Anti alla Sala dei Giganti

1945
14 aprile 1945: Carlo Anti, già Rettore della R.Università di Padova e ora Direttore Generale delle Arti della RSI, ricorda nei suoi Diari l’incontro a Venezia con Mario Corti, che gli consegna la fotografia di una lettera di Luigi Dallapiccola del lontano 3 agosto 1943, nella quale si diceva che Ennio Porrino, dopo il 25 luglio, aveva scritto a Vittorio Gui, inneggiando alla riconquistata libertà e alla caduta del Duce. Proprio quel Porrino, al quale Anti (e anche il Ministro Biggini) ascrivono la paternità della lettera anonima, che lo denunciava come continuatore della politica artistica Bottai-Lazzari, per l’intervento che Anti aveva fatto a Venezia nel novembre 1944 per difendere Malipiero, Casella, Pizzetti e l’arte moderna

1947                   
Dallapiccola pubblica l’articolo Schoenberg et son école, in «Le Tre Venezie», Padova, XXI, nn. 7-8-9, luglio-agosto-settembre 1947, pp. 287-90 [recensione al volume di R. Leibowitz]

1949
Concerto a Padova del Duo per il Centro d’Arte(17 maggio)

1950
Sonatina canonica: N. Magaloff pianoforte (Centro d’Arte, 1 giugno)

1952
Sonatina canonica: F. Marigo pianoforte (Centro d’Arte, 12 febbraio)

1953
“Un aspetto della musica, oggi”: Conferenza di Dallapiccola (Università di Padova, 25 maggio)
Concerto del Duo (Centro d’Arte, 25 maggio)

1955
Quaderno musicale di Annalibera: P. Scarpini pianoforte (Concerto nel decennale della morte di Bartók, Centro d’Arte, 5 maggio)

1958
Requiescant: l’abbozzo del n. 1 è completato venerdì 13 giugno 1958 (Sant’Antonio da Padova)

1961
Cinque Frammenti di Saffo per una voce e orchestra da camera: Orchestra Filarmonica di Cracovia, A. Markowski direttore, S. Stachurska soprano (Teatro Verdi, Comune di Padova e Centro d’Arte, 3 maggio)

1966
Gli viene assegnato a Padova il Premio nazionale per la musica “Diapason”

1969
Quattro Liriche di Antonio Machado: E. Santi Sigismondi soprano, P. Guarino pianoforte (Amici della Musica di Padova, 5 maggio)
Sonatina Canonica: G. La Licata pianoforte (Amici della Musica di Padova, 19 maggio)

Concerto del Duo per gli Amici della Musica di Padova (2 dicembre). Dopo il concerto Dallapiccola sigla una copia del suo recentissimo libro “Appunti Incontri Meditazioni

1974
L’Editore Zanibon di Padova pubblica il saggio di Bruno Zanolini, Luigi Dallapiccola: La conquista di un linguaggio (1928-1941)

Quaderno Musicale di Annalibera: B. Canino pianoforte. (Amici della Musica di Padova, 15 gennaio)
Ciaccona, Intermezzo e Adagio: A. Baldovino violoncello (Amici della Musica di Padova, 19 novembre)

1975
Genesi delle Tartiniane: «Il mio fraterno amico, il violinista Sandro Materassi, cui quest’opera è dedicata, negli anni Cinquanta mi aveva portato da Padova numerosissime fotocopie di manoscritti di Giuseppe Tartini»

Dallapiccola Maestro“: saggio di Pierluigi Petrobelli in “Luigi Dallapiccola saggi, testimonianze, carteggio, biografia e bibliografia”, a cura di F. Nicolodi, Edizioni Suvini Zerboni, Milano 1975. Anche successivamente il musicologo padovano dedicò la sua attenzione a Dallapiccola con articoli apparsi su The Musical Times 1975, Tempo 1977, NRMI 1979, e in una presentazione alla BBC nel 1978 dei Tre Poemi

1978
Ciaccona, Intermezzo e Adagio: R. Filippini violoncello (Amici della Musica di Padova, 17 gennaio)

1986
Omaggio a Luigi Dallapiccola“: Piccola musica notturna, Piccolo concerto per Muriel Couvreux, Preghiere, Commiato. Concerto a Padova della Orchestra Regionale Toscana (E. Bour direttore – S. Taskova Paoletti soprano – M. Damerini pianoforte – C. Desderi baritono) (Stagione dell’Orchestra di Padova e del Veneto, 30 settembre)

1987
Quattro Liriche di Antonio Machado: M. Tucker tenore e D. Mason pianoforte (Amici della Musica di Padova, 14 dicembre)

1990
Giordano Montecchi, L’itinerario dodecafonico di Luigi Dallapiccola, in “Rassegna veneta di studi musicali”, V-VI (1989-1990), Padova, Cleup, 1990, pp. 331- 359

1992                  
Tartiniana seconda: G. Guglielmo violino, E. Farina pianoforte (14 ottobre) Nell’ambito delle manifestazioni per il III centenario della nascita di G. Tartini 1692-1992. Amici della Musica di Padova in collaborazione con  Comune di Padova – Assessorato allo Spettacolo, Università degli Studi, Azienda di Promozione Turistica e Conservatorio di Musica C. Pollini di Padova

1996
Tre Episodi dal balletto Marsia: M. Liva pianoforte (Ciclo Isolamenti 1938-1945. Amici della Musica di Padova, 31 gennaio)

2011
Il regista inglese Tony Palmer è a Padova (6-9 giugno) per una personale dei suoi film nell’ambito di “Impara l’arte”: una rassegna organizzata dagli Amici della Musica di Padova, dal Centro d’Arte e dall’Orchestra di Padova e del Veneto. Da Padova si reca a Firenze per discutere di un progetto di film dedicato a Luigi Dallapiccola, progetto che non si realizzò. Gli Amici della Musica nell’occasione gli regalano il catalogo della mostra “Ricercare: parola, musica e immagini dalla vita e dall’opera di Luigi Dallapiccola” a cura di Mila De Santis, Firenze 2005

2016
Piccolo Concerto per Muriel Couvreux e An Mathilde: Orchestra di Padova e del Veneto, L. Rado soprano, A. Orvieto pianoforte, M. Angius direzione. I due brani vengono registrati per l’etichetta Stradivarius (Orchestra di Padova e del Veneto, 14 gennaio)

Musica per tre pianoforti (Inni): M.G. Bellocchio, A. Orvieto, D. Roi pianoforte (Centro d’Arte, 1 giugno)

2017
Canti di prigionia: F. Erle direzione
Luigi Dallapiccola. Musica di luce. Laura Dallapiccola e le leggi razziali:  M.Ruffini, Conferenza
Proiezione del film-documentario d’arte Firenze Dodecafonica. 6000 passi in città con Luigi Dallapiccola, soggetto di M. Ruffini e regia di C. Fiorentini.
(Giornata della Memoria, Amici della Musica di Padova, 27 gennaio)

2018
Ciaccona, Intermezzo e Adagio: N. Clein violoncello (Amici della Musica di Padova, 13 novembre)

2019
Tartiniana seconda: Duo S. Pastine e G. Contaldo (Bando G. Guglielmo 2018, 24 marzo)

2020
Tartiniana seconda: Duo D. e S. de Ascaniis (Bando G. Guglielmo 2019, 19 gennaio)

2022
Tartiniana seconda: Duo F. Mardegan e M. Borghetto (Bando G. Guglielmo 2021, 27 marzo)

2023
Tartiniana prime, Tartiniana seconda: M. Rogliano violino, Orchestra di Padova e del VenetoR. Polastri direzione, M. Ruffini relatore (Veneto contemporanea – Orchestra di Padova e del Veneto, 15 aprile)

2024
Tartiniana seconda: Duo P. Allegretti Gravina e L. Zambrini (Bando G. Guglielmo 2023, 4 febbraio)

2025
Al 50° anniversario della morte di Luigi Dallapiccola, l’Orchestra di Padova e del Veneto dedica due progetti.
Il Prigioniero: Orchestra di Padova e del Veneto, M. Angius direzione (30 gennaio)
Claudio Monteverdi, Il ritorno di Ulisse in Patria (selezione): trascrizione e riduzione per le scene moderne di Luigi Dallapiccola: Orchestra di Padova e del Veneto, G. Moppi relatore, M. Parmeggiani direzione (Veneto Contemporanea, 29 maggio)

L’omaggio padovano a Luigi Dallapiccola si concluderà a fine anno con la presentazione, a cura degli Amici della Musica di Padova, del Catalogo ragionato recentemente pubblicato – per le edizioni SzSugar – da Mario Ruffini, che ringraziamo per la preziosa collaborazione a questa ricerca

2 – CONCERTI DI LUIGI DALLAPICCOLA A PADOVA

22 marzo 1930



                        

12 febbraio 1942, ore 21 – Centro del Littorio
LUIGI DALLAPICCOLA – pianoforte 
SANDRO MATERASSI – violino
C. Debussy: Sonata
I. Strawinski: Duo concertant
G. Tartini: Andante e Presto assai (“armonizzazione L. Dallapiccola”)
J. Brahms: Sonata n. 3 op. 108

25 maggio 1942, ore 21- Sala dei Giganti
R. Università degli Studi di Padova
in collaborazione con Istituto Musicale Pollini e Società di Concerti Bartolomeo Cristofori 

CONCERTO SINFONICO
Nino Sanzogno – direttore 
Luigi Dallapiccola – pianoforte 
Ettore Bonelli, Luigi Ferro – violini 

J.S. Bach: Concerto per due violini e orchestra 
L. Dallapiccola: Piccolo concerto per Muriel Couvreux per pianoforte e orchestra da camera 
E. Wolf-Ferrari: Serenata
F.J. Haydn: II Sinfonia
                     


17 maggio 1949

 
                    


25 novembre 1953
               




2 dicembre 1969

 
          

                                 

3 – RECENSIONI



12 febbraio 1942

Il Gazzettino 13 febbraio 1942

26 maggio 1942                                                    

Il Gazzettino, 26 maggio 1942
 il Veneto 26 maggio 1942

18 maggio 1949

Il Gazzettino 18 maggio 1949

25 novembre 1953    

Il Gazzettino-sera 25 novembre 1953
 Il Gazzettino 26 novembre 1953

4 – LUIGI DALLAPICCOLA e SANDRO MATERASSI

LUIGI DALLAPICCOLA (Pisino d’Istria, 3 febbraio 1904 – Firenze, 19 febbraio 1975)
Nasce a Pisino d’Istria da genitori di origine trentina. Iniza da giovane gli studi di pianoforte, dopo un “confino” a Graz con tutta la famiglia a causa delle idee politiche del padre, al ritorno prende a Trieste lezioni di pianoforte e di armonia e viene introdotto alla musica contemporanea. I suoi orizzonti si allargano ad opere quali Pelléas et Mélisande di Debussy e il Trattato di Armonia di Arnold Schönberg. Nel maggio del 1922, si trasferisce a Firenze. Prende lezioni di pianoforte da Ernesto Consolo, con il quale si avvicina alle opere di Debussy, Ravel, Bartók, l’anno successivo (1923) si iscrive alla classe di armonia e contrappunto di Vito Frazzi.

Il 1924 segna due avvenimenti importanti: il conseguimento del diploma di pianoforte e l’ascolto del Pierrot lunaire di Schönberg diretto dall’autore. Intanto la sua carriera concertistica come pianista acquista vigore (propone spesso i Quadri di una esposizione di Musorgskij e le ultime Sonate di Beethoven). Eventi importanti si susseguono all’inizio degli anni Trenta.

Comincia la collaborazione con il violinista Sandro Materassi, che si trasformerà in una quarantennale amicizia fraterna, nel 1932 consegue il diploma di composizione, incontra Malipiero e Casella, conosce Laura Coen Luzzatto, che sposerà nel 1938 e che gli sarà accanto per tutta la vita.
Nel 1934 ottiene la cattedra di Pianoforte Complementare al Conservatorio “Cherubini” di Firenze, mentre con Divertimento in quattro esercizi chiude le esperienze giovanili.  Musica per tre pianoforti (Inni) vince il primo premio al “Concorso internazionale del Carillon”.

(foto: Materassi e Dallapiccola, Fiesole 1941)

Reagisce con sdegno all’inizio delle persecuzioni razziali del 1938: nascono i Canti di prigionia. Gli anni di guerra rappresentano un periodo di grande angoscia e sofferenza: nasce in questo contesto l’opera Il prigioniero (che verrà rappresentata a Firenze nel 1950). Il primo dicembre 1944 nasce sua figlia, Annalibera. Cresce la fama internazionale: Sergej Koussevitzky nel 1951-1952 lo invita a tenere un corso a Tanglewood, mentre Il prigioniero è rappresentato al Juilliard Theatre di New York.

Nascono nuovi lavori, i Goethe-Lieder la Piccola Musica Notturna, il Quaderno musicale di AnnaliberaAn Mathilde; il suo rapporto con Sandro Materassi è alla base delle sue Tartiniane. Scrive il Concerto per la Notte di Natale dell’anno 1956, e comincia, un anno dopo la morte della madre, Requiescant. A Berlino nel 1968 (e alla Scala nel 1970) l’Ulisse viene messo in scena. Raccoglie nel volume Appunti, incontri, meditazioni, edito dalla Suvini Zerboni, saggi, scritti di diario e conferenze.

Nel 1974 inaugura a Empoli le celebrazioni per il cinquantenario della morte di Ferruccio Busoni, il cui pensiero rappresenta uno dei punti di riferimento più importanti per il suo lavoro e per la sua formazione. La notte del 18 febbraio 1975 viene colpito da edema polmonare: muore la mattina del 19 febbraio.  

(dal sito dell’editore Suvini Zerboni)

DALLAPICCOLA PIANISTA
Nel maggio 1922 Dallapiccola si reca a Firenze per studiare pianoforte con Ernesto Consolo (Londra, 15 settembre 1864 – Firenze, 21 marzo 1931), che ricopriva al Conservatorio di Firenze la cattedra che fino al 1914 era stata di Giuseppe Buonamici, allievo di Bülow. Con Arrigo Serato ed Enrico Mainardi, Consolo aveva costituito un trio che aveva goduto di grande fama per lunghi anni; aveva inoltre preso parte a numerose prime esecuzioni di composizioni da camera di Pizzetti, direttore del Conservatorio fiorentino dal 1917 al 1923. Per lo sviluppo futuro di Dallapiccola è importante che Consolo, oltre alle opere dei classici e dei romantici, faccia studiare ai suoi allievi anche musica moderna, Debussy, Ravel, Bartók. 

(D. Kämper, Luigi Dallapiccola La vita e l’opera, Sansoni editore, Firenze 1985)

Luigi Dallapiccola tiene il suo primo concerto ufficiale come pianista il 5 marzo 1926 a Monza.

Tiene poi come pianista solista circa settanta concerti. Ecco di seguito alcuni brani del suo repertorio. Beethoven: Sonata op. 101, op. 110; Albéniz Iberia; Debussy: Preludi, Childrens Corner, Images, Estampes, Pour le Piano, L’Isle joyeuse; Musorgskij: Quadri di una esposizione; Chopin: Scherzo op. 31; Fantasia Polonaise op. 61; de Falla: Danza del fuoco da El amor brujo; Ferruca e Fandango da El sombrero de tres picos; Granados: Danze spagnole nn. 4, 5, 7, 8; Liszt: Capricci di Niccolò Paganini; Rapsodia; Armonie della sera (dai 12 studi trascendentali); Bach-Liszt: Preludio e fuga in la minore; M. Ravel: Valses nobles et sentimentales 

(M. Ruffini, Centro studi Luigi Dallapiccola, Firenze)

UN RICORDO DI GIANANDREA GAVAZZENI
Nella fase giovanile di pianismo solistico, ecco un concerto nella sala del Conservatorio milanese, con i Quadri di un’esposizione di Musorgskij; forse per la prima volta eseguiti a Milano. Ed ecco, nelle tracce liminari di un ritratto, dopo il timbro e l’angolatura onomastica, la ricerca assonantica fra questi e il disegno fisico; fra il disegno fisico e il suono pianistico, perentorio è scorciato. Nel desiderio del nuovo, del diverso, ci accorgemmo, magari ancora inconsapevolmente, che a un nome cosí composto corrispondeva la perentorietà stessa di una figura corporea, di un viso energicamente caratterizzato. E vi corrispondeva un pianismo nato tutto dentro al testo – timbrico e asciutto – quale sola ragione per farsi ascoltare.
Al centro, la scelta dell’opera mussorgskiana, isolata fra i pianisti italiani di allora. Una scelta che accentava la fulminante genialità inventiva avvinta alla biografia poetica e morale dell’uomo, al suo modo di guardare paesaggi e figure. Ne segui piú tardi, nel ’40, l’edizione critica curata da Dallapiccola per l’editore Carisch. Essenziale, personalissima nel metodo. L’esperienza pianistica e la voce critica le danno efficacia per lo studio e l’ascolto. Del resto, ritengo che la pratica esecutiva, solistica dapprima e poi lungo tempo in duo con Sandro Materassi (con ampia diffusione e fama) sia stata elemento non certo marginale nella giovinezza e nella prima maturità. Il contatto in prima persona con la materia strumentale, l’approfondimento con la realtà dello studio e dell’esecuzione concertante, si inseriscono nell’organismo tecnico e nella fantasia del compositore. 

(G. Gavazzeni Introduzione a: Luigi Dallapiccola Parole e Musica, Il Saggatore, Milano 1980)

SANDRO MATERASSI (Firenze, 28 maggio 1904 – Firenze, 7 agosto 1989)
Dopo gli studi di violino nel Conservatorio di Firenze con Giulio Pasquali si perfezionò a  Budapest con Jenö Hubay. Diede vita a un affiatato Duo insieme al pianista e compositore Luigi Dallapiccola fin dall’inizio degli anni Trenta, diventandone amico fraterno (Dallapiccola gli dedicò le due versioni di Tartiniana II per violino e orchestra e Congedo di Girolamo Savonarola). Fece parte delle orchestre di solisti italiani create per gli anniversari di Stradivari nel 1937 e di Paganini nel 1940 sotto la direzione di Antonio Guarnieri. Insegnò violino nel Conservatorio di Bologna ininterrottamente dal 1931, svolgendo un’intensa attività concertistica anche con I Virtuosi di Roma e dedicandosi in modo particolare alla musica contemporanea. 

L’attività concertistica di Materassi non si limitava al Duo con Dallapiccola ma si estendeva ai pianisti Pietro Scarpini, Antonio Bacchelli e Isacco Rinaldi. Con Scarpini registrò le opere di Dallapiccola ed eseguì in tournée italiana il Pierrot Lunaire (fra gli altri con la cantante Suzanne Danco, il flautista Gazzelloni, il violoncellista Pietro Grossi) e l’Ode to Napoleon Bonaparte di Schönberg.

(foto: Scarpini, Dallapiccola e Materassi)

SANDRO MATERASSI: UN RICORDO
Il ricordo del duo Materassi Dallapiccola che più mi aveva impressionato quando studiavo con Materassi a Firenze è stato questo: il loro Duo fu il primo in Italia ad eseguire la Sonata di Debussy per violino e pianoforte. Mi parlava a volte della Sonata di Ravel e di quella di Poulenc, e da queste conversazioni mi pareva di cogliere l’interesse di entrambi, anche di Dallapiccola quindi, per la musica francese in generale. Questo era un dato che emergeva di tanto in tanto nelle nostre discussioni. 
Un altro ricordo di cui mi parlava Materassi era che Dallapiccola gli aveva espresso la sua disponibilità a scrivere qualche brano espressamente per loro due e da questo desiderio nacque il lavoro Tartiniana Seconda. Il loro fu un sodalizio molto solido dai racconti che Materassi mi faceva di tanto in tanto.
A volte andavano assieme ad ascoltare i concerti degli Amici della Musica di Firenze, ai quali erano abbonati. Materassi aveva ascoltato in più occasioni a Firenze Kogan e anche il Quartetto Borodin, del quale non finiva mai di elogiare il loro modo di interpretare la musica, diceva che nella sua vita pochi quartetti lo avevano impressionato come la prima versione del Quartetto Borodin che venne in Italia. Di Kogan diceva che di solito il primo brano del concerto era mal eseguito, poi si metteva in careggiata e il tutto funzionava molto bene. (Leonardo Finotti)

5 – SCRITTI E RICORDI

«Tartiniana seconda» per violino e pianoforte (1955-56)
Tre volte negli ultimi trent’anni ho scritto delle opere « tonali»: e tutte e tre le volte si trattò di lavori di « traduzione». Nel 1942-1943 la Sonatina canonica su Capricci di Niccolò Paganini per pianoforte; nel 1951, durante il mio primo soggiorno negli Stati Uniti (Tanglewood), la Tartiniana per violino e orchestra da camera, opera commissionata dalla Koussewitsky Foundation, nel 1955-56 la Tartiniana Seconda, in due versioni: una per violino e pianoforte l’altra per violino e orchestra da camera. Che, dopo ciascuna delle citate esperienze tonali io abbia fatto un notevole passo innanzi sul cammino della dodecafonia è un fatto: troppo lungo a spiegarsi; tuttavia un fatto incontestabile e notato da tutti coloro che hanno studiato a fondo le mie musiche. In comune alle tre citate opere tonali c’è l’applicazione di canoni diversissimi.

Il mio fraterno amico, il violinista Sandro Materassi, cui quest’opera è dedicata, mi aveva portato da Padova numerosissime fotocopie di manoscritti di Giuseppe Tartini (1692-1770); studiai questo materiale e cosí ebbero vita due lavori che intitolai Tartiniana. In generale i temi del grande violinista istriano sono esposti senza modificazioni; lievi modificazioni intervengono qualora queste siano necessarie alla costruzione di canoni.


La Pastorale che inizia il lavoro è basata su due «Canoni a ritroso» (« Canon cancrizans», «crab-canon»), il primo di 8 battute, il secondo di 16; le «Variazioni» che concludono la breve opera, dopo un’esposizione affidata al violino solo, presentano un «Maestoso» nel quale ogni battuta è liberamente trattata come «Canon cancrizans», cui segue un «Tranquillo», nel quale (con alcune modificazioni) sono sovrapposte due variazioni del Tartini. Segue il «Doloroso» per pianoforte solo, trattato come « Canon duplex per augmentationem, contrario motu» e a questo fa seguito il movimento « Alla Sarabanda», regolare «Canon cancrizans » di 16 battute.
Nel «Deciso, duramente», gli accordi del violino esposti all’inizio delle «Variazioni» sono accompagnati dagli stessi accordi del pianoforte all’ottava inferiore (« Canon ad hypodiapason »). «Con gagliardia» conclude l’opera.

(Luigi Dallapiccola: Dattiloscritto 1 f., pubblicato postumo nel programma di sala dell’Unione musicale di Torino, 10 marzo 1975)

La prima esecuzione fu ad opera del Duo Materassi-Dallapiccola a Vienna, presso l’Internationale Gesellschaft für Neue Musik – IGNM, Sektion Österreich, il 6 marzo 1956. La pubblicazione, per i tipi della Suvini Zerboni, risale al 1957; tuttavia, il IV movimento (Variazioni) fu pubblicato anticipatamente nel marzo 1956 con il titolo Improvisation (after Tartini) MR57 sulla rivista inglese The Score.
La RAI – Radiotelevisione Italiana commissionò una versione con accompagnamento orchestrale (Tartiniana Seconda. Divertimento per Violino e Orchestra MR58b) che Dallapiccola terminò l’11 giugno 1956. La prima esecuzione risale al 15 marzo 1957 da parte dell’Orchestra Sinfonica della RAI, diretta da Sergiu Celibidache, con la violinista Ida Haendel (1928-2020).

La Tartiniana Seconda (Divertimento MR58a) si basa sulla Sonata VII B.a1 di Tartini, presente in Ms. 1888/I (il manoscritto delle 26 Piccole Sonate).

Giuseppe Tartini:      Sonata VII in la minore B.a1
Adaggio [sic] – Allegro – Allegro assai – Tema con Variazioni

Qualche nota in memoria di Gian Francesco Malipiero
(18 marzo 1882 – 1º agosto 1973)

Con nessun altro dei compositori d’Italia ho avuto per decenni una corrispondenza cosí nutrita come con G. Francesco Malipiero. Le sue lettere, sempre straordinariamente vive, contenevano scoppi d’ira e momenti di dolcezza, considerazioni di carattere musicale, sguardi generali sulla vita del nostro tempo e parti del tutto autobiografiche, che un giorno – probabilmente – potranno costituire una interessante materia d’esame per chi voglia comprendere certi risvolti del suo carattere e del suo modo di fare, la durezza di certi suoi giudizi, ma anche la bontà del suo animo, e avere – con ciò – un’idea del Maestro vivo.

Quante volte ci s’incontrò a Venezia e quante a Firenze! 
(Ma, fra tutti questi incontri – nella mia memoria – è particolarmente impresso quello, sinistro, del 10 giugno 1940 a Padova, quando si ascoltò la dichiarazione di guerra, proclamata dallo « storico balcone», e la serata che si passò insieme, in uno stato di disperato mutismo).

(foto: G.F. Malipiero, 1942)

(Luigi Dallapiccola. 26 aprile 1974. articolo pubblicato postumo in AA.VV., Miscellanea del Cinquantenario, Milano, Suvini Zerboni 1978)

6 – DALLAPICCOLA MAESTRO di Pierluigi Petrobelli

Parrà forse strano che di Dallapiccola come insegnante e come maestro voglia parlare chi compositore non è, né abbia nel proprio curriculum alcuno studio ufficiale compiuto sotto la guida di lui. Ma chi ha avuto modo di conoscere il Maestro, anche brevemente, sa bene quanto poco ai suoi occhi contassero i « distinguo» di natura accademica, e come per lui insegnare fosse sempre e soltanto un comunicare, attraverso un rapporto il piú possibile aperto e disponibile, quanto l’esperienza e la vita gli avevano insegnato e gli venivano man mano insegnando. Trasmettere agli altri le proprie esperienze poteva anche prendere la forma dell’insegnamento secondo i canoni tradizionali, e all’interno di strutture scolastiche ed accademiche; lo sanno bene i suoi allievi del Conservatorio di Firenze, e soprattutto gli studenti di composizione che egli ebbe durante i numerosi soggiorni negli Stati Uniti, a Tanglewood, al Queens College di Flushing, N.Y., all’Università di California a Berkeley — ed anche in Italia a Firenze -, con i quali rimase in contatto ben oltre il limitato periodo dell’incontro « ufficiale ».

Comunicare le proprie esperienze: ma come si erano formate, e come erano organizzate all’interno del suo pensiero, queste esperienze? C’era in lui un impegno che vorrei definire artigianesco verso l’oggetto musicale, che doveva esser fatto bene, plasmato – attraverso una ricerca puntigliosa e mai compiaciuta — per dire con la massima precisione possibile ciò che intendeva comunicare. Sapeva bene che questa comunicazione sarebbe stata possibile soltanto se la forma dell’oggetto musicale fosse stata pienamente realizzata. Di qui l’assoluta necessità di possedere « dall’interno » tutti gli strumenti del linguaggio musicale, di conoscerne le possibilità, le funzioni, i limiti. Plasmare il proprio linguaggio secondo principi costruttivi che garantissero, per la loro stessa natura, una perfezione di mestiere costituiva una specie di gioiosa sfida, che si rinnovava ogni volta all’atto della composizione: è questo, mi sembra, il significato piú autentico della sua predilezione per le forme a canone, dell’impiego della stessa tecnica dodecafonica.

E certo che Dallapiccola chiarí molto presto a se stesso questa fondamentale necessità; forse contemporaneamente al momento in cui comprese che la lezione migliore, la piú valida proprio perché vissuta, perché impiegata come strumento diretto di espressione, gli poteva venire soprattutto dalle opere del passato e del presente musicale che egli sentiva piú affini come contenuto e come linguaggio. Un testo che aveva preparato per una trasmissione alla BBC si conclude con questa frase: « Mi è molto difficile parlare di me stesso; credo che i Maestri italiani che hanno esercitato su di me l’influenza piú grande siano, fra gli antichi, Monteverdi e Gesualdo; fra i contemporanei, Busoni e il nostro grande Gian Francesco Malipiero. Probabilmente da questi maestri ho appreso il gusto per la chiarezza. » E, nella sua biblioteca, un volume dei madrigali di Gesualdo – fra quelli pubblicati da Pizzetti ne « I classici della musica italiana » (1919) – reca, come data d’acquisto, l’anno 1921.

Non era sempre necessario uno studio lungo e paziente perché un’altra esperienza valida si realizzasse: a volte si trattava di un’illuminazione improvvisa, di un incontro folgorante con un’esecuzione che gli faceva intravvedere una possibilità, una soluzione fino ad allora insospettata; l’impressione veniva immediatamente registrata da quella portentosa memoria che tutti gli conoscevamo e che gli permetteva in questo modo di poter contare su di un bagaglio pressoché illimitato di esperienze. In fondo, secondo questo stesso procedimento si svolgeva la sua conversazione: nella quale la citazione ricorreva cosí spesso non già per sfoggio di erudizione, sibbene perché quelle parole di quell’autore esprimevano con la massima precisione possibile, in forma icasticamente perfetta, il pensiero che egli intendeva in quel momento esprimere. Cosí, e non altrimenti, ebbero origine i suoi scritti « musicologici»: la scena della statua nel Don Giovanni e il terzetto del secondo atto di Un ballo in maschera erano, prima di ogni altra cosa, una lezione che veniva al compositore da momenti particolari di opere del passato con le quali sentiva una profonda affinità di pensiero musicale. « Leggere» in questi momenti significava coglierne l’essenza formale, acquisirla al proprio bagaglio di strumenti di lavoro, trasformarla in veicolo di espressione e di comunicazione.

Insegnare era quindi trasmettere tutto questo, era mettere a disposizione della persona che voleva apprendere quanto col tempo era giunto fino a lui da canali diversi e da differenti momenti della storia. Né a priori escludeva la possibilità che qualche nuova esperienza potesse giungere anche dall’altra riva, che una conoscenza si potesse realizzare proprio attraverso il dialogo, il colloquio, la comunicazione con una persona piú giovane d’età ma non meno sensibile alle grandi domande. Con tutti quelli con i quali avvertiva un’affinità di atteggiamento verso il conoscere, il rapporto si stabiliva immediatamente, su di un piano di autentica parità: Ulisse e i suoi compagni « sull’alto mare aperto». Con una sola differenza: che ciascuno di questi compagni aveva un volto, una fisionomia ben definita, non era un anonimo personaggio di leggenda, ma un essere umano in tutta la sua complessità, con le sue esperienze, i suoi problemi, le sue sofferenze, che lui conosceva o sapeva intuire; queste persone gli stavano veramente a cuore, ne seguiva le vicende facendo tutto quello che era in lui possibile quando l’occasione, la necessità l’avessero richiesto; con una discrezione tuttavia, vorrei dire con una delicatezza tale per cui chi di queste attenzioni era oggetto a volte non se ne rendeva quasi conto. Questa, che è la sola e vera forma di « charitas», faceva sí che ogni rapporto fosse in sé fin dall’inizio diverso da tutti gli altri, perché ogni volta differente era l’altro termine. Un’attenzione di questo genere, rivolta com’era in forma tanto diretta e globale alla parte migliore della persona, aveva uno straordinario potere di stimolo – tanto piú forte quanto, sul momento, non interamente avvertito. 

In questo senso il messaggio umano di Dallapiccola, che è, a ben guardare, lo stesso messaggio dell’opera sua, continua ad essere presente ed operante in colui al quale è stato rivolto, ben oltre il limite temporale che la morte ha segnato. Ogni giorno che passa non fa che rivelare un aspetto nuovo, una dimensione diversa del suo dono, che vive in noi.

(Pierluigi Petrobelli in “Luigi Dallapiccola saggi, testimonianze, carteggio, biografia e bibliografia” a cura di Fiamma Nicolodi, Edizioni Suvini Zerboni, Milano 1975)

7 – ASCOLTI

G. Tartini: Sonata n. 7 B.a1 – Sofia Manvati, violino
Padova, 29 aprile 2023

L. Dallapiccola: Tartiniana seconda – Francesco Mardegan, violino; Marco Borghetto, pianoforte
Padova, 27 marzo 2022

L. Dallapiccola: Ciaccona, Intermezzo e Adagio – Natalie Clein, violoncello
Padova, 13 novembre 2018