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Johannes Pramsohler

violino

Philippe Grisvard

clavicembalo

Johann Sebastian Bach

Sonata n.3 BWV 1016

Johann Philipp Kirnberger

Preludio in fa maggiore (per clavicembalo)

Carl Philipp Emanuel Bach

Fuga H100 (per clavicembalo)
Sonata H512

Christoph Schaffrath

Sonata in la minore

Pietro Nardini

Capriccio n. 47 per violino solo (sulla Ciaccona in re minore di J.S. Bach)

Johann Gottlieb Graun

Sonata GraunWV Av:XV:46

In occasione della
Giornata Europea della Musica Antica REMA/EARLY MUSIC IN EUROPE
 

Johannes Pramsohler - che già gli Amici della Musica avevano presentato in un programma con Léon Berben - si sta affermando come uno dei protagonisti della scena violinistica barocca, oltre che per il suo talento di strumentista, anche per l’ampiezza e la versatilità dei suoi progetti, delle sue ricerche sul repertorio. In questo senso si può dire che è il vero erede oggi di Reinhard Goebel di cui è stato allievo e di cui suona il prezioso violino P.G.Rogeri del 1713. Pramsohler, sudtirolese, vive oggi a Parigi dove ha fondato nel 2008 l’Ensemble Diderot, che ha già una ricca discografia per l’etichetta AUDAX RECORDS, che Pramsohler stesso ha fondato nel 2013 per sviluppare in tutta autonomia i suoi progetti.
Il clavicembalista francese Philippe Grisvard, dopo gli studi in Francia, si è perfezionato alla Schola Cantorum Basiliensis alle scuole di J.B.Christensen e di E.Torbianelli. Collabora con Le Concert d’Astrée ma centrale nella sua attività è l’appartenenza all’Ensemble Diderot. Da solista ha realizzato una incisione per Audax Records dedicata a composizioni di G.F.Haendel.

"La data della morte di Johann Sebastian Bach è generalmente vista non solo come la fine della vita di uno dei più grandi geni della storia della musica, ma persino la fine di tutta l’epoca nell’arte che adesso chiamiamo “barocca”. Ma Bach è anche l’inizio di una nuova epoca – e in particolare di una forma – si può dire – inventata da lui: la sonata per violino con una parte obbligata o concertata per strumento di tastiera. Questo concerto vuole mostrare la fascinazione che la nuova forma ha esercitato sui compositori dell’epoca intorno a Bach – sia sul suo figlio Carl Philipp, ma anche sui colleghi che Bach ha conosciuto durante i suoi viaggi a Dresda e 
Berlino e chi avevano ben capito l’importanza di queste sonate. Nel 1774 (quindi 24 anni dopo la morte di suo padre) Carl Philipp scrive: “ancora oggi suonano bene e mi piacciono molto, nonostante abbiano più di 50 anni; vi sono alcuni Adagi che oggi sarebbe impossibile scrivere meglio”. 
Ma basta parlare di morte, che con questo concerto celebriamo la nascita del maestro, quindi buon compleanno, Johann Sebastian!" (J. Pramsohler)

Foto © Matthew Brookes