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Diletta Sereno

arpa

André Caplet

Deux Divertissements

Nino Rota

Sarabanda e Toccata

Paul Hindemith

Sonata

Benjamin Britten

Suite op. 83

Germaine Tailleferre

Sonata

Gabriel Fauré

Impromptu op. 86

Carlos Salzedo

Variations sur un thème dans le style ancien op. 30

in collaborazione con CIDIM (Comitato Nazionale Italiano Musica)

Diletta Sereno è una delle più brillanti arpiste italiane della nuovissima generazione e già gli Amici della Musica hanno avuto modo di apprezzare il suo straordinario talento nell’edizione 2020 dei concerti di “Domenica in Musica “alla Sala dei Giganti.
Dopo gli studi nella natia Cuneo, ha proseguito al Conservatorio di Milano, dove si è diplomata con il massimo dei voti e la lode. Moltissimi i premi vinti (Rancati 2018, Premio Nazionale delle Arti, Premio del Conservatorio di Milano etc.). È stata prima arpa nell’Orchestra Nazionale dei Conservatori nel 2017/18 ed è oggi seconda arpa dell’Orchestra dell’Accademia del Teatro alla Scala.

Il percorso che Diletta Sereno si propone di intraprendere è volto a mettere in luce alcune delle pagine piùbelle del Novecento per arpa, all’interno delle quali lo strumento viene usato in tutte le sue sfumature, ma sempre rispettandone l' identità. L’arco temporale e geografico che viene toccato è estremamente vario e ogni brano mette in luce aspetti diversi dello strumento. Nell’Impromptu di Faurè (1904) si riscontra ancora un linguaggio “arpistico” (complice anche l’intervento di Hasselmans nella fase compositiva del brano), mentre Tailleferre (1953) elabora il materiale musicale con estrema cura e raffinatezza. Caplet invece nei Deux Divertissements (1924), pur rispettando il linguaggio idiomatico dell’arpa, muove la sua ricerca verso una modernità che si riscontra soprattutto nel Divertissement à l’Espagnole, una nuova forma di linguaggio che pochi anni prima aveva iniziato la sua diffusione grazie ai Modern Study di Salzedo. La Sarabanda e Toccata (1945) di Nino Rota e la Sonata (1943) di Casella sono brani importanti e sono dedicati a Clelia Gatti Aldrovandi. È interessante notare che nei due brani di Rota spicca un perfetto equilibrio tra la componente virtuosistica e una forma stilistica sorvegliatissima. Hindemith (1939) e Casella contribuirono a loro volta a spogliare l’arpa dai suoi arpeggi liquescenti alla Tournier. Britten nella sua Suite (1969) riprende quelle che erano le tecniche arpistiche “del passato”, ma arricchite della sua personale invenzione.