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Izabella Simon

pianoforte

Dénes Várjon

pianoforte

Massimo Pastore

percussioni

Claudio Tomaselli

percussioni

Béla Bartók

Sette pezzi da Mikrokosmos per due pianoforti

György Kurtág

Sei pezzi da Játékok
Tre trascrizioni da J.S. Bach per pianoforte a quattro mani

Ludwig van Beethoven

Grande Fuga op. 134 (versione per pianoforte a quattro mani dell’autore)

Béla Bartók

Sonata per due pianoforti e percussioni

Mondi pianistici a confronto: l’ultimo Beethoven e Bartók (5° concerto)

Il quinto (e penultimo) appuntamento del ciclo dedicato all’ultimo Beethoven e a Bartók, e che ha come protagonista il pianista ungherese Dénes Várjon, giunge ad una tappa molto significativa, quella dedicata alla Sonata per due pianoforti e percussione di Bartók, uno dei f capolavori della musica del Novecento. In duo con Várjon suona la moglie Izabella Simon (partner anche di artisti come J. Banse, A. Rost, H. Holliger, M. Perenyi, R. Vlatkovic, R. Ziesak ...) e due fra i migliori percussionisti italiani, Massimo Pastore e Claudio Tomaselli. Bartók compose la Sonata per due pianoforti e percussione nel 1937, subito dopo la Musica per archi, celesta e percussione (1936). La combinazione "pianoforte-percussioni" affascinava il compositore, che già l’aveva sperimentata nel tempo lento del 1° Concerto (1926) ed anche nel 2° Concerto (1931). E’ una commissione legata a Paul Sacher e alla sezione di Basilea della ISMC/SIMC e a Basilea ebbe luogo con enorme successo la sua prima esecuzione, il 16 gennaio 1938. Con Bartók suona Ditta Pasztory (1903-1982), una sua allieva degli anni 1922/3, che aveva sposato subito dopo (è la sua seconda moglie). Inizia così anche l’attività concertistica del loro duo pianistico (in repertorio oltre alla propria musica Bartók amava presentare Mozart, Liszt , Brahms, Debussy …) e che si concluderà (è l’ultimo concerto di Bartók) il 21 gennaio 1943 con l’esecuzione diretta da F. Reiner a New York del Concerto per due pianoforti (la versione con orchestra appunto della Sonata). E’ per la loro attività concertistica che Bartók trascrive nel 1940 sette brani da Mikrokosmos. Il Beethoven "ultimo" (anzi ultimissimo!) che troviamo in programma è quello della Grande Fuga (1824-5). Era il movimento conclusivo del Quartetto op. 130 e divenne poi un movimento a sé stante, che fu pubblicato come op. 133. Beethoven stesso, dopo gli insoddisfacenti tentativi di Anton Halm, la trascrisse (op. 134) fra agosto e settembre 1826 per pianoforte a quattro mani. Completano il programma brani di György Kurtág (un compositore per il quale "la lingua madre" è Bartok) tratti da Játékok (Giochi), una vasta raccolta iniziata nel 1973 e che nel 2017 è arrivata al 9° volume.

foto © A. Felvégi