Con la scomparsa di Sergio Balestracci, il mondo della musica perde uno dei suoi punti di riferimento
Nato al Torino nel 1944, maestro del Barocco e pilastro della Stagione Armonica di Padova, lascia una grande eredità in ambito musicale
Sergio Balestracci, tra i pionieri in Italia nella riscoperta e nel recupero delle opere musicali barocche e rinascimentali, ci ha lasciati il 22 dicembre. Grande interprete, studioso, didatta e direttore di coro, ha dedicato la sua vita alla musica con un impegno e una passione straordinari.
A ricordarlo con profonda commozione è La Stagione Armonica di Padova, con la quale collaborò fin dal 1996. Oltre alla preparazione e direzione del coro, Balestracci condusse una intensa attività di ricerca musicologica e concertistica. Egli stesso definì questa attività «l’asse portante del suo percorso musicale». Una collaborazione sempre svolta con grande passione, che portò alla riscoperta, esecuzione e registrazione di molte musiche, di autori noti e meno noti (Da Victoria, Andrea e Giovanni Gabrieli, Monteverdi, Cavalli, i due Scarlatti, fino a Liszt e ancora oltre, Pizzetti, Respighi, Schönberg, Nono). La sua attività di musicologo, con la continua personale revisione di partiture inedite, l’ha accompagnato fino alla fine dei suoi giorni. Era quello che lui chiamava “servire la musica”, e che ora ci lascia una preziosissima eredità.
Gli Amici della Musica di Padova lo ricordano con affetto e riconoscenza. Proprio lo scorso anno, in occasione del suo 80° compleanno, gli avevano dedicato un convegno e alcuni concerti per celebrare la sua straordinaria carriera. In affettuoso omaggio ad un musicista d’eccezione, la cui collaborazione con gli Amici della Musica di Padova «ha attraversato molti anni di studio e ha prodotto un grande patrimonio culturale». È stata una preziosa occasione per presentare sotto diverse angolature, tutti gli aspetti della ricchissima attività di Sergio Balestracci: dallo strumentista “fenomeno” del flauto dolce (la sua personale passione per questo strumento contribuì alla sua riscoperta e diffusione in Italia), allo studioso di musica antica, al docente capace di elargire ai suoi allievi tutto il suo sapere e la sua grande esperienza (alla fine del 1970 fonda a Torino L’Accademia del Flauto Dolce).
Con la scomparsa di Sergio Balestracci, la musica perde un Maestro, ma il suo lascito continuerà a ispirare generazioni di musicisti e studiosi.
