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6 Ottobre 2024, domenica    16:30

Simone Vebber

organo

Luigi Collarile

presentazione

Omaggio a Sandro Dalla Libera

Johann Sebastian Bach

Dritter Teil der Clavier Übung (1739):

  • Praeludium pro Organo pleno BWV 552/1
  • Kyrie, Gott Vater in Ewigkeit BWV 669
  • Christe, aller Welt Trost BWV 670
  • Kyrie, Gott heiliger Geist BWV 671
  • Fuga a 5 con pedale pro Organo pleno BWV 552/2

Samuel Scheidt

Cantilena Anglica Fortunae SSWV 134 (Tabulatura Nova, 1624)

Jehan Alain

Le jardin suspendu (1934)

Girolamo Frescobaldi

Toccata V (Il Secondo libro di Toccate, 1627)

Darius Milhaud

Neuf Préludes pour Grand Orgue op. 231b (1942)

  • n. 2
  • n. 5
  • n. 9

Olivier Messiaen

La Nativitè du Seigneur, neuf meditations pour orgue (1935)

  • IV. Le Verbe
  • VI. Les Anges
  • VII. Jésus accepte la souffrance

Felix Mendelssohn-Bartholdy

Sonata n. 3 op. 65 (1845)

Sandro Dalla Libera Magister Organi
(28 marzo 1912 – 6 ottobre 1974)

a cinquant’anni dalla sua scomparsa

SANDRO DALLA LIBERA

Ricorre oggi, 6 ottobre, il cinquantesimo anniversario della morte di Sandro Dalla Libera. Come lo zio Ernesto, il monsignore della musica sacra attivo sostenitore della Riforma Ceciliana, era nato in un paesino dei Colli Berici, Zovencedo.  Arguto, Sandro, generoso, sereno, mai stanco di suonare e di insegnare, aveva una decisa venerazione per lo zio monsignore, che abitava a Vicenza con la sorella. Lo avevano accolto in casa bambino dopo la morte del padre alla fine della Grande Guerra. E proprio a due passi da quella casa aveva compiuto i suoi studi classici nel Seminario vicentino. Sarà poi a Roma e a Siena che perfezionerà gli studi organistici. A Siena con Fernando Germani. Con Gianfrancesco Malipiero, a Venezia, invece perfeziona e approfondisce la Composizione.
Nel contempo aveva coltivato anche la ricerca musicologica e archivistica. I suoi studi si erano prevalentemente rivolti allo strumento prediletto: lo interessò particolarmente la produzione organistica veneziana rinascimentale, da Merulo ad Andrea e Giovanni Gabrieli, di cui redasse molte trascrizioni in prima edizione moderna. Come ricordava Mario Messinis “è stato un lavoro paziente, condotto senza ostentazione ma con lena indefessa”.
Né mancarono i lavori didattici, come la vastissima antologia organistica Liber Organi, in dieci tomi, che è stata un punto di riferimento fondamentale non solo per gli insegnanti di Conservatorio ma anche per la rinascita e l’affermazione della musica organistica ben oltre gli ambiti del servizio liturgico.
E poi i due volumi, editi dalla Fondazione Cini, sull’Arte degli Organi a Venezia e nel Veneto. Sono un’opera vasta e capillare, che costò allo studioso lunghi anni di ricerca, una catalogazione critica e minutamente commentata di tutti gli organi veneziani e della diocesi di Céneda, a tutela di un patrimonio che ormai stava andando lentamente in rovina.

Nel ricordo di Bepi De Marzi incontriamo invece Sandro nella Cattedrale di Vicenza, alla fine delle messe solenni, con i cento cantori del Seminario Vescovile intorno alla consolle e lo zio monsignore seduto placidamente in disparte, addossato al grande organo Mascioni.
Accettava con un sorriso arguto le richieste dei seminaristi. «Maestro, la Tripla! no, la Dorica! la Toccata! Böellmann! ma è meglio Widor! no, maestro, suoni il Vento!». Il Vento, per i seminaristi del coro, era lo Studio sinfonico di Marco Enrico Bossi, dove il pedale svolgeva una specie di moto perpetuo di effetto travolgente.
Il grande organista vicentino, continua Bepi De Marzi, diventato insegnante al Conservatorio di Venezia, accontentava sempre i desideri musicali degli studenti per il tempo di un “finale” in un’ideale atmosfera concertistica. Anche l’assemblea dell’immensa navata aspettava il commiato organistico!

Prima di diventare direttore del Conservatorio di Padova aveva ideato e realizzato il completo riordino del prezioso Archivio Storico del Teatro La Fenice, teatro che definiva «il mio immenso amore veneziano».

Ho in mente – prosegue De Marzi – le mani del maestro Sandro, grandi, agili, sicure. «Se volete suonare bene l’organo dovete studiare il pianoforte ogni giorno per un paio d’ore» diceva agli allievi. E i pedali? «Per i pedali ci sono altre due mani con le scarpe lucide» sorrideva dolcemente, con quello sguardo buono di allampanato e saggio e forte ragazzo dei Monti Berici trasferito al Lido di Venezia «dove, come amava dire, il sole spunta prima; dove, respirando il mare, incontri Gabrieli, Vivaldi, Galuppi…; dove nelle chiese ci si incanta al suono degli organi Nacchini, Callido…».

Ricorda ancora Mario Messinis “Dalla Libera amava la riservatezza e il suo atteggiamento era deliberatamente dimesso. La discrezione caratterizzava anche le sue interpretazioni organistiche: nell’esecuzione, concepita in maniera disadorna si avvertiva, forse, il riflesso della spoglia attitudine compositiva di Malipiero”.

Chiesa di Sant’Antonio Abate

Collegio Don Mazza Italia

INGRESSO LIBERO

Concerti d'organo
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