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Alexander Lonquich

pianoforte

Antonín Dvorak

Humoresques op. 101

Karl Amadeus Hartmann

Sonata "27 Aprile 1945" (prima versione)

Franz Schubert

Sonata op. post. D 960

"Un Pianoforte per Padova" 
Steinway grancoda della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo messo a disposizione della città (2004)

 

con il contributo della

Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo

in collaborazione con

Conservatorio "Cesare Pollini" - Padova

Ritorno prezioso, per l’inaugurazione della nostra stagione, quello di Alexander Lonquich, un musicista che, come pianista, come direttore d’orchestra, nell’ambito della musica da camera, è impegnato in percorsi di ricerca, che sfidano ogni routine e che ne fanno una delle voci più autentiche e profonde della vita musicale di oggi. Schubert - con Mozart e Beethoven - è sempre stato al centro della sua ricerca, e a Schubert Lonquich deve la sua prima affermazione quando, giovanissimo, vinse nel 1977 il Primo Premio al Concorso Casagrande dedicato a Schubert. Un mondo, quello schubertiano, che Lonquich continua appassionatamente ad indagare: nel 2018 Alpha Outhere ha pubblicato due CD intitolati “Schubert 1828” con le tre ultime Sonate D 958, 959, 960, il prodigioso esito finale della straordinaria stagione creativa del 1828. Ma Lonquich ama altresì spingersi verso terreni inesplorati. Così a fianco della Sonata D 960 - alla quale il giorno dopo (mercoledì 19 ottobre) dedica un seminario di approfondimento - troviamo i nomi di Dvořák e di Hartmann.
Dvořák aveva un grande amore per Schubert, lo sentiva come “un parente spirituale” e a Schubert nel 1894 dedicò un ampio saggio, che gli era stato chiesto da una rivista americana.
È lo stesso anno delle 8 Humoresques op.101 composte nella pace delle vacanze in Boemia. Otto brani di raro ascolto, se si eccettua la n.7, che ha acquisito una popolarità estrema nelle sue tantissime trascrizioni. Poi la Sonata 1945 di K.A.Hartmann, una sonata che Lonquich conosce fin da giovane e che ha incontrato nella sua ricerca sui musicisti ai tempi del nazismo, sui compositori emigrati e/o boicottati. Hartmann rimase in Germania e fu uno dei simboli di quella "emigrazione interna” nella quale si isolarono gli intellettuali tedeschi che erano in netta opposizione al regime. La Sonata - di cui Lonquich ammira la dimensione “narrativa” - porta una annotazione dello stesso autore: ”Il 27 e 28 aprile 1945 una fiumana di gente, di reclusi per motivi di sicurezza a Dachau, ci scorse davanti: infinita era la miseria, infinito era il dolore”.

Foto © Cecopato Photography