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laREVERDIE

Claudia Caffagni voce, liuto
Livia Caffagni voce, viella, flauti
Elisbetta De Mircovich vice, ribeca, viella
Matteo Zenatti voce, arpa, tamburello

David Riondino

voce narrante

Giovanni Boccaccio

Brani tratti da “Trattatello in laude di Dante”

Dante Alighieri

Rime “Petrose”

Francesco Landini

Selvaggia fera di Diana serva
L’alma mia piange
Or su gentili spirti ad amarti pronti
Donna l’animo tuo pur fugge
S’i’ ti son stato
Guarda una volta in ciá

Jacopo da Bologna

Sotto l’imperio del possente prinçe
Lucida petra

Guillaume de Machaut

Plus dure que un dyamant

Gilles Binchois

Triste plaisir et douloureuse joie

Da più di trentanni laReverdie rappresenta nel panorama internazionale un punto di riferimento fra gli ensemble di musica medioevale. Era infatti il 1986 quando due coppie di giovanissime sorelle (Claudia e Livia Caffagni, Elisabetta e Ella de Mircovich) fondarono un gruppo, che si è affermato sia a livello concertistico, di ricerca e discografico con numerosi premi ottenuti (otto Diapason d'Or, tredici 10 di Repertoire, tre 10 da Crescendo, due ffff télérama, un A di Amadeus, tre 5stelle di Musica).
All’ensemble si unisce spesso una voce narrante ed in particolare è intensa la collaborazione con DavideRiondino, affermato attore teatrale e cinematografico, ma anche cantautore e conduttore di programmi radiofonici. Nel 2017 assieme avevano presentato a Padova un progetto dedicato a Marco Polo e al "Il Milione". Quest’anno, nell’anniversario 1321-2021 di Dante Alighieri, dedicano il programma alle "Rime Petrose", iniziando così un ciclo triennale dedicato a Dante e la musica.

"All’interno della produzione delle Rime, di Dante Alighieri le cosiddette Rime Petrose (2 sestine e 2 canzoni), sono databili tra il 1296 e il 1304. Dante, cui già dal 1290 era mancata la presenza della Musa Beatrice, dedica queste rime ad una fantasmagorica Petra, probabilmente non identificabile con una donna realmente esistita, forse invece personificazione dell’amore negato o per alcuni della filosofia, mentre il linguaggio volutamente crudo e poco armonioso prelude, secondo la critica dantesca, allo stile compositivo della prima Cantica della Divina Commedia.
La sestina dantesca utilizzata nelle Rime Petrose ci guida lungo questo percorso musicale dagli epigoni del Duecento agli inizi del Quattrocento. Un’esplorazione del “lato oscuro” della lirica musicale amorosa, in cui non si celebrano la primavera e il trionfo d’amore, ma l’algido inverno e la crudeltà dell’amata, l’impietoso scorrere del tempo e la speranza tradita e disillusa. 
La scelta dei brani musicali, partendo da un prologo trobadorico, mette in luce il virtuosismo tecnico nella composizione metrica. Gli arsnovisti italiani di ultima generazione compongono brani di ardita sottigliezza, il cui risultato espressivo di alta suggestione evidentemente richiedeva esecutori vocali e strumentali di elevato virtuosismo". (LaReverdie)