11 Settembre 2025, giovedì 18:00 –

Li Scolari Suonatori
Matteo Rozzi, violino
Arianna Brandalise, violino
Martina Pettenon, violino e viola
Caterina Colelli, violoncello e viola da gamba
Paolo Iseppi, contrabbasso e violone
Stefan Sandru, tiorba
Sinfonie, battaglie e passacagli
Salamone Rossi
Sinfonia a 5 & a 3 si placet
Giovanni Gabrieli
Sonata XXI con tre violini
Dario Castello
Sonata Decima Quinta a 4. Per Stromenti d’Arco
Giovan Battista Buonamente
Sonata seconda a tre violini
Biagio Marini
Passacalio à 3. & à 4. due Violini, Viola ad lib. è Basso
Giovan Battista Fontana
Sonata Sedicesima con tre violini
Biagio Marini
Sonata in ecco con tre violini
Dario Castello
Sonata Decima Sesta a 4. per stromenti d’Arco
Il ‘600 musicale fu un secolo di grandi sperimentazioni e trasformazioni, sia dal punto di vista organologico, sia dal punto di vista tecnico.
Liutai e musici lavorano a stretto contatto nel tentativo di affinare nuove tecniche e scoprire ulteriori potenzialità degli strumenti prodotti affinché possano soddisfare le richieste timbriche e stilistiche dello strumentista.
I compositori operano nel tentativo di sperimentare nuovi possibili linguaggi.
Venezia fu luogo cardine per questi artisti ed artigiani che ritrovarono nella città una fiorente fucina culturale senza eguali.
Durante tutto il ‘500 e con l’avvento del ‘600 vi sono diverse pagine di repertorio composte “per ogni sorte d’instromento” e non dedicate al solo strumento ad arco o a fiato.
I primi esempi di sonate composte specificamente per violino o per violoncello risalgono all’inizio del ‘600 con Giovanni Paolo Cima, Giovanni Gabrieli e Dario Castello. Vi sono diverse sonate composte per più violini o sonate a violino solo accompagnato dal basso continuo che presentano sempre più una scrittura idiomatica propria dello strumento.
Nell’affrontare queste pagine di repertorio, apparentemente semplici dal punto di vista tecnico, si consolida l’idea di spartito inteso come canovaccio, ovvero semplice punto di partenza.
A sostegno di questa tesi vi sono numerose ricerche nel campo della prassi esecutiva antica, legate a doppio filo con l’arte retorica, la diminuzione e l’ornamentazione, curate da importanti esponenti nel campo della musica antica contemporanea.
Il musico del ‘600 fonda la propria ricerca tecnico-strumentale sull’estetica del suo tempo: l’imitazione della natura e della voce umana, con le sue dinamiche, pronunce ed articolazioni.
L’impiego di strumenti originali ed un loro adeguato utilizzo in relazione al repertorio affrontato oggi viene concepito come un importante mezzo atto al recupero della tradizione italiana del passato.
Il confronto tra autori, stili e contesti sociali differenti ci ha permesso di percepire una vera e propria trasformazione del ruolo dello strumentista, trasformazione che si sviluppa sino alla nascita di un linguaggio idiomatico proprio dello strumento di riferimento.

