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SUMMARY:Un pianoforte per Padova
DESCRIPTION:Yulianna Avdeevapianoforte \n\nJohann Sebastian BachFantasia cromatica e fuga BWV 903 Franz LisztLa lugubre gondola S. 200/2\nBagatelle sans tonalité S. 216a\nCsárdás macabre S. 224\nUnstern (Sinistre\, Disastro) S. 208\nLégende n. 2 "St. François de Paule marchant sur les flots" S. 175/2 Frédéric ChopinÉtudes op. 25 \n\n\nUn pianoforte per Padova – Steinway gran coda della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo messo a disposizione della città \n\n\n\n\n\nTra il mito e il mistico: qual è il suono della luce?Il programma si snoda lungo due percorsi paralleli\, uniti dal filo della ricerca timbrica e dell’evocazione. La prima parte muove dalla Francia: la Gavotte et six doubles di Rameau\, esempio di variazione settecentesca\, dialoga idealmente con l’Hommage à Rameau che Debussy colloca al centro di Images\, vera dichiarazione di debito verso l’antico stile francese. Intorno a questo omaggio\, Reflets dans l’eau sviluppa la poetica impressionista della luce e Mouvement è un turbine frenetico che eppure non va da nessuna parte\, mentre le pagine di Gabriel Dupont\, compositore prematuramente scomparso\, condividono con Debussy la stessa sensibilità per l’atmosfera notturna e marina. L’isle joyeuse\, ispirato dal quadro Embarquement pour Cythère chiude la sezione con un’esplosione che è insieme sintesi e superamento dell’impressionismo debussyano. La seconda parte è dominata da un simbolismo di matrice diversa\, quello mistico-visionario di Skrjabin\, che dai primi Preludi op. 11 e op. 13 — debitori di Chopin — giunge\, attraverso lo Studio op. 42 n. 5\, fino a Vers la flamme\, dove l’armonia si dissolve in un crescendo quasi orchestrale verso la luce. Le Métopes di Szymanowski raccolgono l’eredità sia di Skrjabin che di Debussy: questo trittico di quadri ispirati all’Odissea condivide con Skrjabin il gusto per l’armonia ambigua e la scrittura pianistica iridescente\, mentre il mito greco sostituisce la mistica russa come fonte d’ispirazione. La Fantasia op. 28 di Skrjabin chiude il programma riportando il discorso alla grande forma\, sintesi del suo linguaggio prima della svolta più radicale degli anni successivi. (L. Pierdomenico) \n\n\n\nVincitore del “Raymond E. Buck” Jury Discretionary Award alla Van Cliburn International Piano Competition 2017\, Leonardo Pierdomenico è uno degli artisti più interessanti della sua generazione: “un pianista in cui la spiccata capacità tecnica e la cura del suono si sposano con immaginazione ed inesauribile\, scrupolosa musicalità” (Gramophone). Premiato al Queen Elisabeth di Brussels (2016)\, allo Chopin di Varsavia (2021) e al Liszt di Utrecht (2020). Vincitore nel 2012 della 28esima edizione del Premio Venezia al Teatro La Fenice a soli 18 anni.
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SUMMARY:Beethoven 200 (17 dicembre 1770 - 26 marzo 1827)
DESCRIPTION:Yulianna Avdeevapianoforte \n\nJohann Sebastian BachFantasia cromatica e fuga BWV 903 Franz LisztLa lugubre gondola S. 200/2\nBagatelle sans tonalité S. 216a\nCsárdás macabre S. 224\nUnstern (Sinistre\, Disastro) S. 208\nLégende n. 2 "St. François de Paule marchant sur les flots" S. 175/2 Frédéric ChopinÉtudes op. 25 \n\n\nIntegrale dei Trii con pianoforte di Ludwig van Beethoven (1° concerto) \n\n\n\n\n\nUn’integrale di Beethoven è sempre\, di per sé\, un’opportunità e un’utopia: una sfida per chi suona e per chi ascolta. Il concerto si apre con l’Allegretto WoO 39\, una piccola gemma del repertorio\, non eseguita così spesso. Scritto per Maximiliane Brentano\, figlia di una delle candidate più accreditate all’identificazione della celebre “Amata immortale”\, questo breve brano ci mostra un Beethoven più intimo e affabile: un Beethoven legato alla didattica\, agli allievi\, alle persone care\, capace di un’espressione semplice\, generosa e quasi domestica. Nella seconda parte\, le Variazioni op. 44 appartengono agli anni in cui il giovane Beethoven cercava di affermarsi a Vienna. Il tema\, tratto dall’opera comica Das rote Käppchen di Carl Ditters von Dittersdorf\, offriva al pubblico il piacere del riconoscimento e al compositore la possibilità di mostrare la propria inventiva\, trasformando un materiale semplice e familiare in qualcosa di sempre nuovo. Il programma si conclude con il Trio op. 70 n. 1\, detto “Degli Spettri”. Il soprannome è legato soprattutto al secondo movimento\, il Largo\, la cui atmosfera sospesa e inquietante apre una dimensione quasi teatrale e soprannaturale. In quest’opera Beethoven sembra condensare molte delle sue nature: la forza drammatica\, il senso dell’architettura\, la capacità di sorprendere e\, allo stesso tempo\, una profonda umanità. Forse è proprio questo il fascino di un’integrale beethoveniana: attraversare opere diversissime tra loro e scoprire\, ogni volta\, un volto nuovo dello stesso compositore. Un Beethoven che si può suonare integralmente\, ma che non si lascia mai comprendere fino in fondo. (Trio Concept) \n\n\n\nIl Trio Concept ritorna dopo il concerto della scorsa stagione. Si è formato nel 2013\, con il nome di Trio Chagall\, dall’incontro di tre giovani musicisti torinesi. Nominato ECHO Rising Star per la stagione 2025/2026\, aveva ricevuto nel 2024 il Prix Yves Paternot\, il massimo riconoscimento del Festival di Verbier.
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