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Dénes Várjon

pianoforte

Ludwig van Beethoven

Sonata op. 106 "Hammerklavier"

Béla Bartók

Suite op. 14

Ludwig van Beethoven

Sonata op. 111

Mondi pianistici a confronto: l’ultimo Beethoven e Bartok(6° e ultimo concerto)

Nell’estate del 1817 Thomas Broadwood, esponente della celebre ditta pianistica inglese John Broadwood & Sons, incontrò a Vienna il quarantasettenne Beethoven. Il compositore era quasi del tutto sordo, la sua salute in cattive condizioni e non aveva i mezzi per acquistare un pianoforte. Di ritorno a Londra Broadwood decise di fare una sorpresa a Beethoven regalandogli un nuovo grande pianoforte. Lo strumento lasciò Londra nel dicembre 1817 e arrivò a Vienna dopo un viaggio per mare e per terra  nel maggio 1818. Il dono di questo pianoforte fu alla base dell’ispirazione di Beethoven di scrivere le sue ultime sonate op. 106, 109 e 110. Nel ringraziare Broadwood il 3 febbraio 1818 così scriveva Beethoven: “non appena avrò ricevuto il vostro ottimo strumento vi manderò subito i frutti dell’ispirazione dei primi momenti che ci passerò sopra, perchè vi servano per mio ricordo, mio carissimo Broadwood; ed io mi auguro che siano degni del vostro strumento”. Lo strumento era ben diverso dai pianoforti viennesi e francesi, che Beethoven conosceva: aveva una maggiore estensione, era più robusto e più sonoro.

E’ per questo strumento che Beethoven scrive nel 1817/18  la “Grosse Sonate für das Hammerklavier” (Grande Sonata  per Pianoforte) op. 106, una sonata dalle proporzioni gigantesche “che darà del filo da torcere”, disse Beethoven, “ai pianisti quando la si suonerà fra cinquant’anni!”.

Del 1821/22 invece l’ultima delle 32 Sonate di Beethoven, la sonata op.111.
 

E’questo l’ultimo, fatale appuntamento  del ciclo Mondi pianistici a confronto: l’ultimo Beethoven e Bartók che Dénes Várjon ha offerto a Padova in sei concerti. Il congedo da B. Bartók avviene nel segno della Suite op.14 del 1916/18, una composizione in cui l’autore disse di aver perseguito “il raffinamento della tecnica pianistica, il cambiamento della tecnica in uno stile più trasparente, uno stile fatto di ossa e muscoli, opposto al pesante stile accordale del periodo romantico”.