Pierpaolo Turetta

organo

Richard Wagner

"Isolden's Liebestod" da Tristan und Isolde (trascrizione di Archer Gibson)
"Festmusik" da Meistersingern (trascrizione di Sigfrid Karg-Elert)

Giuseppe Verdi

"Agnus Dei" dalla Messa da Requiem (trascrizione di Franz Liszt)
Sinfonia da Luisa Miller (trascrizione di Pierpaolo Turetta)

Franz Liszt

Fantasie und Fuge über den Choral "Ad nos, ad salutarem undam" aus der Oper Der Prophet von Meyerbeer, S.259

Verdi e Wagner all'organo

Il concerto offre un inaspettato punto di contatto tra Giuseppe Verdi (10 ottobre 1813 – 27 gennaio 1901) e Richard Wagner (22 maggio 1813 – 13 febbraio 1883). Entrambi i giganti dell’opera, di cui quest’anno si celebra il bicentenario della nascita, non hanno composto nulla per l’organo. Nel catalogo delle loro opere non troviamo una sola composizione espressamente scritta per l’organo o für Orgel.

Nell’Ottocento, in Italia, l’egemonia del melodramma su tutti i generi musicali è un dato di fatto inconfutabile: da Gioacchino Rossini (1792-1868), Gaetano Donizetti (1797-1848) e Vincenzo Bellini (1801-1835) fino a Giuseppe Verdi che, relegando in secondo piano una larga schiera di compositori minori, sarà il compositore d’opera per eccellenza conteso dalle maggiori piazze teatrali.

Lo stile operistico diventa il genere musicale di riferimento. Non c’è dunque da stupirsi se anche l’austera musica per organo, abbandonato il severo contrappunto dei secoli precedenti, si lascia facilmente contagiare dalle arie, dalle melodie e dallo stile del melodramma. Gli stessi strumenti che si costruiscono in questo periodo in Italia, tra i quali possiamo ricordare quelli progettati e costruiti dalla famiglia lombarda Serassi, risentono di questo gusto e cercano di riprodurre all’organo i suoni e i timbri dell’orchestra del teatro. Le melodie celebri delle opere vengono adattate e riproposte all’organo. In questo filone si inserisce la Messa da requiem per la morte di Gioacchino Rossini compostada Melchiorre Balbi (1796-1879), organista della basilica di Sant’Antonio a Padova dal 1854 fino alla morte, su motivi di opere rossiniane.

Un’ulteriore conferma dell’assidua frequentazione e passione per la trascrizione di brani d’opera è data anche dai programmi dei concerti delle bande, in cui, oltre ai vari galop e polka, vengono eseguite trascrizioni delle ouvertures, delle sinfonie e dei brani famosi delle opere più conosciute.

Se nell’Ottocento in Italia l’opera lega indissolubilmente il suo nome a Giuseppe Verdi, in Germania si identifica con Richard Wagner. Ma, mentre Verdi il 19 novembre 1871 è a Bologna ad ascoltare la prima italiana del Lohengrin, Wagner non sembra attratto dalla musica del maestro di Busseto al quale riserva solo pochi cenni nel suo carteggio con Franz Liszt (1811-1886). È d’altra parte nota la sua ostilità nei confronti dell’opera italiana, colpevole di reggersi sul rispetto di vecchie consuetudini teatrali.

L’occasione celebrativa ha offerto il destro per ideare un programma quale si sarebbe potuto ascoltare alla fine dell’Ottocento.

In apertura Isolden’s Liebestod da Tristan und Isolde nella trascrizione di Archer Gibson, organista e arrangiatore americano vissuto tra la fine dell’XIX e la prima metà del XX secolo. Poi Festmusik da Meistersinger nella versione di Sigfrid Karg-Elert, compositore tedesco attivo all’inizio del XX secolo, che trascrive per l’organo un numero cospicuo di brani dell’opera di Richard Wagner, tra i quali, oltre a quello in programma, il Pilgerchor del Tannhäuser e il preludio del Parsifal.

La trascrizione della Sinfonia della Luisa Miller, melodramma tragico in tre atti in scena per la prima volta al teatro San Carlo di Napoli l’8 dicembre del 1849, è di Pierpaolo Turetta. L’inteprete l’ha realizzata per questa occasione adattando all’organo la partitura d’orchestra.

Nel programma Franz Liszt funge da trait d’union ideale tra Wagner e Verdi. Tra le composizioni di Liszt si annovera infatti un cospicuo numero di parafrasi, soprattutto per pianoforte, di molte opere di entrambi i musicisti. L’ Agnus Dei dalla Messa da requiem di Giuseppe Verdi, composta nel 1874 nel primo anniversario della morte di Alessandro Manzoni, è una breve pagina in cui viene riproposto, con poche varianti, il brano originale per soli, coro e orchestra.

La Fantasie und Fuge über den Choral Ad nos ad salutarem undam, uno dei brani più virtuosistici composti per l’organo, si fonda sul tema del corale degli anabattisti dall’opera Le prophète di Giacomo Meyerbeer (1791-1864), rappresentata per la prima volta all’Opéra di Parigi sempre nel 1849. Giacomo Meyerbeer è un operista tedesco, che lavora molto in Italia e proprio a Padova mette in scena la prima rappresentazione di Romilda e Costanza al Nuovo nel 1817.